con traduttore made blog P.C.

Miei cari amici vicini e lontani buongiorno, ovunque voi siate!

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venerdì 8 marzo 2013

Stealth_liner


È detto velivolo stealth (dall'inglese, "furtivo"), un aeroplano realizzato con tecnologie che lo rendono impercettibile (o meglio: scarsamente percettibile) ai radar o altri dispositivi di localizzazione (o persino alla vista).

L'invisibilità radar viene raggiunta tramite l'utilizzo di particolari geometrie al rivestimento dell'aeromobile con particolari vernici con la capacità di assorbire le onde elettromagnetiche.

L'invisibilità sonica e la minore visibilità all'infrarosso si avvale dell'utilizzo di motori con tecnologie più silenziose che producono meno calore e che refrigerano il flusso d'aria in uscita.

L'invisibilità al visibile è molto più complicata, ed è attualmente investigata in aeromobili sperimentali come il "Boeing Bird of Prey americano, di colore bianco, con proiettori di luce e telecamere che li rendono capaci di non essere rilevati anche di giorno (specialmente se in volo tra le nuvole).

La principale limitazione all'impiego di aerei stealth risiede nel costo: il Il Northrop Grumman B-2 Spirit, l'aereo dove sono meglio riunite tutte le tecnologie stealth, ha un costo unitario, al cambio attuale, di circa 1,01 miliardi di dollari, cosa che ne ha limitato la produzione a soli 21 esemplari. (fonte)

Quest’ultima considerazione è quella che impedisce di costruire aerei di linea Stealth, cioè invisibili.
Se così non fosse, ecco come si presenterebbe lo scenario al momento dell'imbarco su un Jet Liner Stealth
in un aeroporto qualsiasi:
… la solita calca per conquistare un posto vicino al finestrino.

Stealth-liner

plane4

lunedì 15 ottobre 2012

Il gabbiano Jonathan Livingston

Al vero Gabbiano Jonathan che vive nel profondo di noi.
gabbiano al tramonto


E
ra di primo mattino, e il sole appena sorto luccicava tremolando sulle scaglie del mare appena increspato. A un miglio dalla costa un peschereccio arrancava verso il largo. E fu data la voce allo Stormo. E in men che non si dica tutto lo Stormo Buonappetito si adunò, si diedero a giostrare ed accanirsi per beccare qualcosa da mangiare. Cominciava così una nuova dura giornata.
      
Ma lontano di là solo soletto, lontano dalla costa e dalla barca, un gabbiano si stava allenando per suo conto: era il gabbiano Jonathan Livingston. Si trovava ad una trentina di metri d'altezza: distese le zampette palmate, aderse il becco, si tese in uno sforzo doloroso per imprimere alle ali una torsione tale da consentirgli di volare lento. E infatti rallentò tanto che il vento divenne un fruscio lieve intorno a lui, tanto che il mare ristava immoto sotto le sue ali. Strinse gli occhi, si concentrò intensamente, trattenne il fiato, compì ancora uno sforzo per accrescere solo... d'un paio... di centimetri... quella... penosa... torsione e... D'un tratto gli si arruffano le penne, entra in stallo e precipita giù.
    
  I gabbiani, lo sapete anche voi, non vacillano, non stallano mai. Stallare, scomporsi in volo, per loro è una vergogna, è un disonore.
       Ma il gabbiano Jonathan Livingston - che faccia tosta - eccolo là che ci riprova ancora, tende e torce le ali per aumentarne la superficie, vibra tutto nello sforzo e... papapunf stalla di nuovo - no, non era un uccello come tanti.
       La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov'è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d'ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo.
      
Ma a sue spese scoprì che, a pensarla in quel modo, non è facile poi trovare amici, fra gli altri uccelli. E anche i suoi genitori erano afflitti a vederlo così: che passava le giornate intere tutto solo, dietro i suoi esperimenti, quei suoi voli planati a bassa quota, provando e riprovando.
       Non sapeva spiegarsi perchè, ad esempio, quando volava basso sull'acqua, ad un'altezza inferiore alla metà della sua apertura alare, riusciva a sostenersi più a lungo nell'aria e con meno fatica. Concludeva la planata, lui, mica con quel solito tuffo a zampingiù nel mare, bensì con una lunga scivolata liscia liscia, sfiorando la superficie con le gambe raccolte contro il corpo, in un tuffo aerodinamico. Quando poi si diede ad eseguire planate con atterraggio a zampe retratte anche sulla spiaggia (e a misurare quindi, coi suoi passi, la lunghezza di ogni planata) i suoi genitori si mostrarono molto ma molto sconsolati.
       «Ma perchè Jon, perchè?» gli domandò sua madre. «Perchè non devi essere un gabbiano come gli altri, Jon? Ci vuole tanto poco! Ma perchè non lo lasci ai pellicani il volo radente? agli albatri? E perchè non mangi niente? Figlio mio, sei ridotto penne e ossa!»
       «Non m'importa se sono penne e ossa, mamma. A me importa soltanto imparare che cosa si può fare su per aria, e cosa no: ecco tutto. A me preme soltanto di sapere.»   
       «Sta' a sentire, Jonathan» gli disse suo padre, con le buone. «Manca poco all'inverno. E le barche saranno pochine, e i pesci nuoteranno più profondi, sotto il pelo dell'acqua. Se proprio vuoi studiare, studia la pappatoria e il modo di procurartela! 'Sta faccenda del volo è bella e buona, ma mica puoi sfamarti con una planata, dico bene? Non scordarti, figliolo, che si vola per mangiare.»
       Jonathan assentì, obbediente. Nei giorni successivi cercò quindi di comportarsi come gli altri gabbiani. Ci si mise di buona volontà. E, gettando strida, giostrava, torneava anche lui con lo Stormo intorno ai moli, intorno ai pescherecci, tuffandosi a gara per acchiappare un pezzo di pane, un pesciolino, qualche avanzo. Ma ad un certo punto non ne poté più.
       Tutto questo non ha senso, si disse: e lasciò cadere, apposta, un'acciuga duramente conquistata. Se la pappasse quel vecchio gabbiano affamato che lo seguiva. Qui perdo tempo, quando potrei impiegarlo invece ad esercitarmi! Ci sono tante cose da imparare!
       Non andò molto, infatti, che Jonathan piantò lo Stormo e tornò solo, sull'alto mare, ad esercitarsi affamato e felice.
       Adesso studiava velocità e, in capo ad una settimana di allenamenti, ne sapeva di più, su questa materia, del più veloce gabbiano che c’era al mondo.

       Eccolo a circa trecento metri d’altezza che, battendo le ali a più non posso, si butta in picchiata: una picchiata vertiginosa verso le onde. A questo punto capisce perché ai gabbiani questa manovra, a tutta velocità, non può riuscire. In appena sei secondi, uno tocca le settanta miglia all’ora: velocità alla quale l’ala d’un uccello non è più stabile nella fase ascendente.
       Ci si era provato più volte, ma sempre con lo stesso risultato. Pur mettendoci il massimo impegno, perdeva sempre il controllo, a una velocità così elevata.
       Saliva a quota trecento. Avanti dritto, a tutta birra, prima. Poi scivolata d’ala. E giù in picchiata. Niente! Ogni santa volta l’ala andava in stallo nella fase ascendente, lui veniva spostato con violenza a mano manca, stallava con la destra per cercare di riprendersi e, trac, cadeva in vite.

       Non riusciva a metterci sufficiente attenzione, al momento in cui dava quel colpo d’ala ascendente. Dieci volte ci aveva provato e ogni volta, appena toccate le settanta miglia orarie, si trasformava in una trottola di penne e, perduto il dominio dell’aria, tonfava nell’acqua.
       Il trucco – gli balenò in mente quand’era ormai fradicio – consiste nel tenere le ali ferme. Si: remeggiare finché non sei sulle cinquanta miglia, poi tener ferme le ali.
       Salì a quota seicento e riprovò. Si buttò in picchiata,becco dritto in giù, ali tutte aperte, appena toccate le cinquanta, spiegate e ferme. Occorreva una forza tremenda, ma il trucco riusciva. Nello spazio di dieci secondi, era sfrecciato a novanta miglia l’ora. Jonathan aveva stabilito il record mondiale di velocità dei gabbiani.

       Ma il suo trionfo fu di breve durata. Nell’istante in cui si accinse a risalire, nell’istante in cui mutò l’inclinazione delle ali, perse disastrosamente il controllo, frullò e divenne un turbinio di penne. Come prima: solo che, a novanta, fu un effetto-dinamite. E Jonathan esplose in aria. Piombò in mare. In un mare duro come il granito.
       Quando tornò in sé era buio da un bel pezzo. Galleggiava cullato dalla maretta, sulla sia del chiardiluna. Si sentiva le ali sbrindellate pesanti come piombo, ma più ancora gli pesava il fallimento. Si augurò, indebolito com’era, che quel peso bastasse a trascinarlo dolcemente in giù, verso il fondo, e che fosse finita.       Mentre affondava, una voce strana e cupa risuonò dentro di lui. Ah, non c’è via di scampo. Niente da fare, sei un gabbiano. La natura ti impone certi limiti. Se tu fossi destinato ad imparare tante cose sul volo, avresti un portolano nel cervello. Carte nautiche avresti, per meningi. E se tu fossi fatto per volare come il vento, avresti l’ala corta del falcone, e mangeresti topi anziché pesci. Sì sì, aveva ragione tuo padre. Lascia perdere queste stupidaggini. Torna a casa, torna presso il tuo Stormo, e accontentati di quello che sei, un povero gabbiano limitato.
       Quella voce svanì, e Jonathan era d’accordo. Un gabbiano a quest’ora di notte dovrebb’essere a nanna, sulla costa. D’ora in poi, giurò Jonathan, io sarò un gabbiano per bene. E tutti saranno contenti di me.
       A fatica si tirò fuori dall’acqua e si diresse mestamente verso terra. Meno male che aveva imparato a volare a bassa quota, il che gli consentiva un risparmio d’energie…
 
 
Jonathan Livingston è un gabbiano che abbandona la massa dei comuni gabbiani per i quali volare non è che un semplice e goffo mezzo per procurarsi il cibo ed impara ad eseguire il volo come atto di perizia e intelligenza, fonte di perfezione e di gioia. Diventa così un simbolo, la guida ideale di chi ha la forza di ubbidire alla propria legge interiore; di chi prova un piacere particolare nel far bene le cose a cui si dedica. Metafora dell'uomo, che persegue per tutta la vita un ideale di perfezione che lo porterà dapprima all'isolamento e quindi allo studio e al sacrificio, fino ad apprendere il segreto della bontà e dell'amore che cercherà di insegnare ai propri simili.

 Parole rubate, ma solo le parole. La fiaba del gabbiano Jonathan Livingston potrebbe apparire anacronistica nei giorni in cui un uomo ha superato la velocità del suono gettandosi in caduta libera   dalla stratosfera. Ma non lo è affatto. Perchè anche quell’uomo, come il gabbiano Jonathan, aveva voglia di vento.


9 Comments

martedì 24 luglio 2012

posticcio programmato



ACV_LiveWebCam1

seguendo le istruzioni, in English, sarà possibile vedere il comandante Albatrho.s che spicca il volo alle 11:00 del 25.07.12.
I-ISEB sarà l’aeromobile: lo stesso con cui ho volato col Comandante Paola. Ma questa volta avrò al mio fianco, come secondo, il comandante Damiano: ocio perchè è uno che ha due palle così!
Prenotatevi per tempo davanti al vostro computer, perchè i posti sono limitati. Se sarete fortunati, potrete vedere anche il rientro, previsto suppergiù per le ore 12 (local time).
Si ricorda ai telespettatori che le immagini vengono aggiornate ogni 5 secondi
camagna, non metterò il tuo giaccone, ma una camicia bianca come si conviene ad un comandante che si rispetti.
.
.


giovedì 14 giugno 2012

In volo col comandante Paola

Tutto era cominciato con la manifestazione “Apriti cielo” all’aeroclub, un giorno di giugno del 2008, in occasione del 60esimo anniversario.

Quello della “Gente dell’Aria” è un mondo a sé stante fatto da giovani e meno giovani accomunati da una sola passione: il volo. Vi sono ragazzi che intraprendono una carriera, ma vi sono anche ragazzi che rinunciano a tutto pur di salire a bordo e mettersi ai comandi di quella meravigliosa macchina che è l’aeroplano. Tutti quanti hanno in comune il senso della disciplina: la prima cosa che insegnano gli istruttori. E tutti hanno sogni nel cassetto: chi intraprende una carriera sogna di indossare presto le spalline di comandante su un aereo di linea, e chi sogna di diventare pilota collaudatore o astronauta su un laboratorio spaziale. E tutto è possibile perchè l’aeroclub è una fucina di piloti.

Apriti_cielo_2008

Conoscevo Paola perchè vi lavorava come stagista e quel giorno, vestita col giubbetto arancione degli addetti all’organizzazione della festa, osservava, non senza una punta d’invidia, le acrobazie di una pattuglia acrobatica, le evoluzioni degli aerei, le interviste ai piloti, la gente festante.
Attendeva l’arrivo del nuovo addestratore, quello che sostituirà l’attuale macchina della Pattuglia Acrobatica Nazionale, che sarebbe arrivato ai comandi del suo idolo: il pilota collaudatore.

►◄

« Buonasera, come sta? » alzando gli occhi stentavo a riconoscere una bella ragazza dal sorriso smagliante, elegantemente vestita in abito da sera per la cena sociale dell’aeroclub. Erano già passati tre anni da quel giorno e Paola aveva ottenuto il brevetto di pilota.
« Allora qualche volta mi porterai a fare un volo con te? » – le avevo chiesto – « mi piacerebbe tanto! »

Passano sei mesi e un bel giorno, su un social-network, arriva inaspettato un invito.

« Lunedì ho prenotato l'aereo dalle 10 alle 11.30... Se non ha precedenti impegni e Le fa piacere, potremmo fare un giretto sui laghi...»
« senti Paola, innanzitutto potresti smettere di darmi del lei, poi... sai già su quale aereo voleremo?»
« Se non cambiano, I-ISEB... almeno è quello che mi hanno detto stamattina...»

e così, lunedì 7 maggio, notificato il volo e controllato meticolosamente l’aereo, ho volato con Paola, a cui spetta di diritto l’appellativo di Comandante.

Un volo impeccabile dal decollo all’atterraggio, degno di chi si appresta a diventare pilota di linea dopo che avrà ottenuto la laurea in ingegneria aerospaziale.

In bocca al lupo, Paola. 
E se avrò ancora il piacere di volare con te,
ti prometto che non dimenticherò la pellicola della cinepresa.

 


lunedì 23 aprile 2012

Portentoso questo Blogspot!

 

eh si!
Ho scritto, nella finestra di riCerca nel blog, la parola
Volare e sono apparsi un sacco di collegamenti. Ne ho scelto uno.
Sorriso


UN PENSIERO PER TE

Post n°163 pubblicato il 22 Settembre 2010 da monchery10
Tag: FlaviaFlavia1, monchery10, un pensiero, x te

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Commenti al Post:

UN PENSIERO PER TE

monchery10   monchery10 il 22/09/10 alle 07:42 via WEB
Perdona la mia assenza volevo solo farti capire che.....TI PENSOOOOOOOOOOOO
(Rispondi)

flaviaflavia1   flaviaflavia1 il 22/09/10 alle 19:39 via WEB
MARAAA ma non ti sei accorta che anch'io sono stata via.. impegni di lavoro e altro.. oggi l'ho aperto dopo un po' di giorni che mancavo.. e devo dirti
G R A Z I E

(Rispondi)

maria241068   maria241068 il 22/09/10 alle 21:41 via WEB
Flaviè sono passata per dirti che ti penso ma che da domani in poi anche io non potrò stare molto al pc.. pazienza..:(((( ti lascio un abbraccio forte...fino alla prossima ok?
(Rispondi)

albatrho.s   albatrho.s il 22/09/10 alle 23:04 via WEB

Maria sono passata per dirti che ti penso ma che non posso stare molto al pc.. pazienza..:((((

(Rispondi)

albatrho.s   albatrho.s il 22/09/10 alle 23:05 via WEB

azz... ho copiato un commento di FlaviaFlavia e ho dimenticato di cambiare il nome e il genere!
(Rispondi)

albatrho.s  albatrho.s il 25/09/10 alle 14:00 via WEB

Monchery, posso perdonarti anch'io, ma non devi prendertela sempre e solo con me.
La colpa è sempre di FlaviaFlavia e te lo dimostro:
FlaviaFlavia per prima ha messo in giro la voce per cui passa per dire che ti pensa ma che non può stare molto al pc.. pazienza..:((((


infatti va da Maria241068 e scrive:

flaviaflavia1 il 22/09/10 alle 19:31 via WEB
maria sono passata per dirti che ti penso ma che non posso stare molto al pc.. pazienza..:((((

Maria241068 copia il commento, va da FlaviaFlavia e scrive:

maria241068 il 22/09/10 alle 21:41 via WEB
Flaviè sono passata per dirti che ti penso ma che da domani in poi anche io non potrò stare molto al pc.. pazienza..:(((( ti lascio un abbraccio forte...fino alla prossima ok?

un minuto dopo, va da Monchery e scrive:

maria241068 il 22/09/10 alle 21:42 via WEB
Mara sono passata per dirti che ti penso ma che da domani in poi non potrò stare molto al pc.. pazienza..:(((( ti lascio un abbraccio forte...fino alla prossima ok?

A questo punto, colto da furore affettivo, copio anch'io il commento.
Vado da FlaviaFlavia e incollo il commento:

albatrho.s il 22/09/10 alle 23:04 via WEB
maria sono passata per dirti che ti penso ma che non posso stare molto al pc.. pazienza..:((((

Ma dimentico di cambiare nome e genere.
Non sapendo come rimediare, ritorno da Monchery e scrivo:

albatrho.s il 22/09/10 alle 23:16 via WEB
Maria, anche tu sei passata per dirle che la pensi ma che da domani in poi non potrai stare al pc pazienza?
Beh... ero passato anch'io per dirle che la penso ma che da domani in poi non potrò stare molto al pc.. pazienza..:(((( e che le lascio un abbraccio forte...fino alla prossima... Ok?

Ciao Mara, sono passato per dirti quanto sopra.

Vedi che all'origine di tutto c'è sempre FlaviaFlavia?
(Rispondi)

monchery02   monchery02 il 28/09/10 alle 18:40 via WEB
GRAZIE PER LA PRECISIONE NELLA SPIEGAZIONE SIG. THEO è STATA RECEPITA.....ADESSO MI RIMANE UN GROOOSSSOOO PROBLEMA DA RISOLVERE, QUANDO RIACQUISTERO' IL POSSESSO DELLE MIE FACOLTA' MENTALI - PSICHICHE - FISICHE - DIGITALI - VIRTUALI -ED ESOTERICHE TORNERO' A SORRIDERE COL SOLE IN FRONTE COME SEMPRE. PER ADESSO LA SALUTO CON UN KISS E MANDO A FLAVIA UN BACIONE - ONE ONE.......CIAO AMICHISSIMI
(Rispondi)

albatrho.s   albatrho.s il 29/09/10 alle 01:05 via WEB

Dovere mio Monchery.
Una spiegazione era necessaria seppur laboriosa.
Ma FlaviaFlavia non c'è?
Mi sa tanto che quella prende delle scuse per non fare niente.
Vero FlaviaFlavia?
(Rispondi)

monchery10    monchery10 il 30/09/10 alle 16:31 via WEB
CIAO FLAVIA SONO TORNATA....
(Rispondi)

maria241068   maria241068 il 30/09/10 alle 21:57 via WEB
madùùùùùùùù e chi deve commentare adesso tutto il papiro scritto da theo? sono stanca e ho poco tempo...scusami flavia se tralascio e ti lascio solo un abbraccio di cuore...mi state mancando...tutti!
(Rispondi)

albatrho.s   albatrho.s il 30/09/10 alle 22:21 via WEB

Io no di certo perchè la colpa è di FlaviaFlavia
(Rispondi)

monchery10   monchery10 il 03/10/10 alle 11:22 via WEB

Allora facciamo così io ho aperto il post e io lo concludo dicendo:
mi manchi FlaviaFlavia
mi manchi Maria 241068
mi manca il Sig. THeO
mi manca Yasmine
mi manca il tempo x essere sempre presente
mi mancano i soldi (sia la lira che l'euro!)
mi manca l'ultima figurina x completare la mia collezione
p.s.
SCUSATE HO UN MANCAMENTO

(Rispondi)

albatrho.s    albatrho.s il 03/10/10 alle 17:35 via WEB

IO MANCO!
... ci penso!

(Rispondi)

Sorriso

Beh… che ne dite del post? 
(Rispondi)

 


.

mercoledì 28 dicembre 2011

Sono buono ancora.




Già… mi hanno fatto buono ancora!



Puntuale e a digiuno, alle 08,30 ho fatto pipì in un bicchiere con la raccomandazione di metterlo sul davanzale della finestra del laboratorio analisi con accanto la provetta.

« Ma non c’è pericolo che scambino la provetta con quella della signora che mi ha preceduto?» - chiedo.


- “ Non si preoccupi, al massimo risulterà che lei è incinta” –  mi risponde l’analista.
Per nulla preoccupato, mi reco al prelievo del sangue.

Poi segue la visita oculistica.
- “Bene, lei è a posto” – esclama il medico dopo avermi fatto leggere caratteri cubitali.


- “Guardi in alto e chiuda gli occhi stendendo le braccia in avanti: dita distese. Un piede davanti all’altro!” - 
e anche la prova di equilibrio passa alla grande.

Segue la visita medica:
- Lei cosa ne pensa del governo Monti? -
« Mi limito a non pensare» – rispondo -
- “ Ok… a posto!” -


Alla visita cardiologica le cose cambiano:
In attesa dell’elettrocardiogramma vedo una bilancia e mi peso: 75 Kg. con la moneta in tasca. Altezza 173.
Sul referto apparirà che peso 80 Kg, che sono altro 175 e che sono sovrappeso.

(le solite bilance taroccate)

- “Si stenda sul lettino e si rilassi” -
Mi stendo sul lettino e prendo sonno.

“Ehilà.. ci si rivede” – esclama il cardiologo svegliandomi di soprassalto!
« Eh si, finché c’è pila c’è speranza » – rispondo.
- “ Bene, la vedo in ottima forma, non come me che sto mettendo pancia! Anzi, mi scusi se ho richiesto un elettrocardiogramma un po’ lungo, ma era solo per accertare eventuali anomalie del sensing ” -

« Ma si figuri, ne ho approfittato per fare un pisolo!»

Alle 10 circa ho già finito tutti gli esami.
Ma dovrò aspettare fino alle 14:30 per avere il certificato medico.


Diagnosi:
Esiti compatibili di impianto di pace-maker bicamerale per BAV in sindrome da ipersensibilità del seno carotideo.
Provvedimento proposto: idoneo con altro pilota a bordo 12 mesi (dodici
.)


firmato
Il Capo Sezione Cardiologia
p.s.
Porca pupazza: sul certificato hanno scritto validità mesi sei!
I soliti distratti.
Come quella volta che mi hanno fatto gli esami di Prima Classe e poi ho dovuto penare per farli degradare in Seconda Classe.
( dovrò ritornare per farlo correggere)


venerdì 16 dicembre 2011

E' successo un fatto spaventoso!


Oggi ero andato a fare un voletto, giusto per non perdere l'abitudine e sgranchirmi le ali.
.
Solita procedura: Check List di controllo dell'aeromobile, messa in moto, chiamata radio:
« Venegono buongiorno. India Alpha Charlie Victor Delta al parcheggio. Istruzioni rullaggio »


- I-ACVD rullaggio per pista 36 QNH 991 punto 8 »
« Pista tre sei QNH nove nove uno punto otto. Victor Delta »


Al ritorno, messi i tacchi alle ruote, noto un via vai di aeromobili che si fermano per chiedermi:
- Ma dove hai preso quel bel giaccone? -
« Dal Camagna» - rispondo.
- Bellissimo. ma costa tanto? -

« Eh si, però se andate da lui a nome mio vi fa lo sconto.»
- Ma chi è il Camagna? -

« Eh beh... non ricominciamo con la solita solfa, neh. Chi è il Camagna chi è il Camagna uffa!»
.
.
Anche dalla vicina Malpensa, gli aerei di linea si fermavano in volo per farmi la stessa domanda: Chi è il Camagna!

.

.

Gente che vita... quasi fossi stato un indossatore!
Il tutto sotto l'occhio di una telecamera!

.


18 commenti originali al post 

mercoledì 31 agosto 2011

La stadera (i tutorial di Albatrho.s) ovvero: dal carburatore alla stadera


Le condizioni fondamentali per cui un aereo possa muoversi di moto uniforme, devono essere tali per cui la potenza (o trazione) è uguale e opposta alla resistenza, e il peso uguale e opposto alla portanza.
E' errato credere che la potenza deve essere maggiore della resistenza.
In un aereo, il peso è applicato al baricentro che deve essere sempre davanti al centro di pressione dove, convenzionalmente, è applicata la portanza. Attraverso il baricentro passa l'asse trasversale dell'aereo, detto di beccheggio.Se lasciato in queste condizioni, l'aereo tenderebbe a mettere giù il muso ed iniziare una picchiata.
Per contrastare questa tendenza si utilizzano i piani di coda che generano un momento cabrante. Ma essendo il braccio del momento cabrante ben più lungo di quello picchiante, la superficie dei piani di coda è molto più piccola della superficie delle ali. 
Ecco spiegato il motivo di questa differenza.

Un aereo in tali condizioni è equilibrato e stabile e il suo comportamento è simile a quello della stadera.



Stadera che poi, alla fine, è il risultato di questa mia ultima invenzione.
 
Ora non resta che commercializzarla a beneficio di chi, snobbando le moderne bilance elettroniche con la sensibilità del centigrammo e dal costo di qualche diecina di euro, preferisce comperare questi ferrivecchi da tenere appesi in casa perchè fa figo.
Per arrivare all'invenzione stadera ho faticato tanto, ma ne valeva la pena perchè ora raccoglierò i frutti del mio lavoro.


:)



martedì 23 agosto 2011

Dal carburatore all'ala (I tutorial di Albatrho.s)


Per capire come abbia fatto ad arrivare all'ala di un aereo, passando attraverso un carburatore, è assolutamente necessario ri-studiare i tutorial relativi ai link seguenti:





Come vedete dallo schema, un ventola fornisce aria al carburatore ma, per il noto principio di Bernoulli, e soprattutto in ossequio al mio primo tutorial, l'aria, passando attraverso la strozzatura è costretta ad aumentare di velocità e diminuire di pressione.
Infatti, al suo passaggio attraverso la strozzatura, per mantenere costante la portata, l'aria deve accelerare. Quanto maggiore è l'energia necessaria perchè l'aria acceleri, tanto minore è la pressione che l'aria esercita sulle pareti del tubo.
La depressione che si forma nella strozzatura del carburatore, serve per aspirare la benzina.
Se avrete collegato il carburatore alla pompa di un distributore, mediante un semplice imbuto potrete inviare direttamente al serbatoio della vostra automobile la miscela aria-benzina e viaggiare a gratis.


Peccato che l'invenzione del carburatore si è rivelata inutile perchè già esisteva in commercio il sistema ad iniezione, altrimenti avrei fatto soldi a palate.

Ovviamente non mi sono perso d'animo e, tal quale mi
leggete, dopo un'attenta osservazione, ho potuto stabilire
che il profilo di un'ala assomiglia alla strozzatura di mezzo carburatore.


Tuttavia giova dire che con un'ala non si vola.


... e neppure con due.


Manca una cosa molto importante che vi spiegherò prossimamente.