con traduttore made blog P.C.

Miei cari amici vicini e lontani buongiorno, ovunque voi siate!

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venerdì 28 dicembre 2012

Il cannone viaggia con la scorta armata

Eh si! Non avrei mai immaginato che un cannone avesse bisogno di una scorta armata. Eppure è così, da quello che si apprende in questo filmato al minuto 11:20 circa:



for entire concert click here

 .

Cent’anni prima che io nascessi, Niccolò Paganini, che si diceva avesse venduto l’anima al diavolo, saliva in Paradiso lasciando in dono a Genova, la sua città natale, uno dei suoi violini, soprannominato il Cannone per la sua straordinaria potenza sonora.

John Dilworth
, uno tra i più famosi liutai viventi del mondo, così descrive il Cannone (click if you like)



ma c’è di più:
(Press the button, please!)

 
“Per promuovere l'attività concertistica dei violinisti debuttanti, dal 1954 si svolge annualmente (dal 2002 solo negli anni pari) a Genova, nel mese di ottobre, presso il Teatro Carlo Felice, il Premio Paganini, giunto nel 2010 alla 53ª edizione. Il concorso, di notevole difficoltà (al punto che talvolta il primo premio non … “ >>> read more

Il 1 novembre 2008 a Palazzo Tursi (Genova) è stata consegnata la Cittadinanza Onoraria della città al Maestro Salvatore Accardo, che, primo italiano, cinquant'anni prima aveva vinto il Premio di Violino Paganini. Nel corso della cerimonia il Maestro Accardo ha suonato il Cannone, violino appartenuto a Niccolò Paganini, costruito nel 1743 dal liutaio Bartolomeo Giuseppe Guarneri detto "del Gesù".
Questa è la registrazione video dell'esecuzione da parte di Accardo del rondò La Campanella dal II° concerto in Si minor di Niccolò Paganini

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Beh… non ci crederete ma, spinto da furore musicale, ho suonato anch’io la campanella.
click_to_enlarge(click the lens to see my “campanella”)


come si addice a tutti i cannoni.

martedì 11 settembre 2012

Metronomo

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Dopo la messa domenicale, mia moglie ed io abbiamo l'abitudine di recarci al cimitero per recitare una preghiera sulla tomba dei nostri cari.
Sono circa le ore 13 e mia moglie, bontà sua, una volta all'interno mi fa osservare che "non c'è proprio anima viva a quest'ora!"

Una volta si recitava in latino il Requiem, così come i Pater Noster e l'Ave Maria.
E laddove il Requiem recitava "requiéscant in pace, amen" diventava un poco probabile "requiescàntinpaceamen"
Stessa sorte per l'Ave Maria "... ora pro nobis peccatòribus, nunc et in hora mortis nostrae, amen." diventava, nel cantilenare, un divertente "ora pronobis peccatori busnùnchetinòramòrtisnostre"
Anche gli accenti hanno la loro importanza.
Amen!


Domenica scorsa la liturgia festeggiava il Santo Nome di Maria e, al termine della messa di mezzogiorno, per l'assemblea dei fedeli, è stato intonato un canto. Lo stesso canto delle processioni delle feste paesane di una volta.
chierichetti

Per primi, a passo di strada, un miliardo di bambine e bambini dell’asilo vestiti con il grembiulino a quadrettini, seguivano le Figlie di Maria, gli uomini dell'Azione Cattolica, uno stuolo di indisciplinati chierichetti con la veste rossa e la cotta bianca.
Il turiferario, in una nuvola d'incenso, precedeva il baldacchino, sorretto da quelli della Confraternita in alta uniforme, che proteggeva l'arciprete con l'ostensorio del Santissimo Sacramento.
Dopo il baldacchino, il Sindaco con sottopancia tricolore, la Giunta al completo, i maggiorenti del paese, la banda musicale.
La folla, che ai margini della strada assisteva alla processione, si univa man mano al suo procedere.
Suonare in una banda in movimento non è cosa facile perchè il passo solitamente è cadenzato.
Anche i bersaglieri, nelle sfilate, corrono a passo di musica, ma loro sono bersaglieri e perciò possono correre.
Non così per la banda. Ma, d'altra parte, non c'era bisogno di correre, perchè, in quelle occasioni, il pezzo forte per la processione era lo stesso che è stato intonato dopo la messa.
Ma veniva cantato e suonato così:

Mi irà 'l tuo po polo, o be ella signò oraaa,
che epié en_di_giù bìlo ò ggi tionòraaa,
che epié en_di_giù bìlo ò ggi tionòraaa.
Anch’ iofesté volé, co rro aituoipiè,
o san tavér gìne, pre egà apermè,
o san tavér gìne, pre egà apermè.

La banda suonava al passo ondeggiando.
L'eco della grancassa risuonava per le strade che si facevan deserte.

metronomo

A guisa di un metronomo che scandisca un tempo passato
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*****
L'immagine del metronomo è tratta dal web, ma il suo uso è interessante e divertente per chi studia musica. Lo si può trovare qui. Basta caricare la molla e alzare il volume.
Questo post è in omaggio ad una persona che si chiama anche Maria che, con altre due Marie fanno tre: Le tre Marie, per l'appunto!
Ma non chiedetemi chi sia la quarta perchè dovrei rispondervi che è una Maria che non capisce niente.
Proprio come FlaviaFlavia.

anche allora ne erano seguiti commenti, perciò

lunedì 21 maggio 2012

Toccata e fuga

 

Eravamo a spasso per l’Italia: Tullio, Ferruccio, io, e Giorgio con la sua “Appia antica”. Neppure ottant'anni in quattro, ma armati di tenda, fornello, e batteria essenziale da cucina.

Avevamo fatto tappa al Convento di La Verna che ci aveva ospitato per una notte e l’occasione era stata propizia per visitare il Santuario e il suo famoso organo di ben seimila canne.  Un frate aveva eseguito per noi un celebre pezzo di Bach.

Sedersi alla consolle di un organo, è come sedersi ai comandi di un Airbus A380.
Si prova la stessa emozione.

►◄

Trent’anni fa, di passaggio a Orvieto, nello splendido Duomo opera del Maitani, davanti all’altare, una giovane sposa, imbarazzatissima, attendeva l’arrivo di colui che sarebbe diventato suo marito.
Ma questi tardava a venire, e fra gli invitati serpeggiava un po’ di nervosismo.

Osservavo affascinato l’organista che alla consolle dell’organo provava alcuni pezzi in sordina. Gli avevo chiesto di eseguire lo stesso brano di allora.
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La celebre…

Toccata e fuga in RE minore

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« Non mi sembra il caso in questo momento »
– aveva risposto con un sorriso -

 


venerdì 6 aprile 2012

Invito all’opera – Cavalleria Rusticana

 

 

"O Lola c'hai di latti la cammisa
Si bianca e russa comu la cirasa,
Quannu t'affaci fai la vucca a risa,
Biatu pi lu primu cu ti vasa!
Ntra la puorta tua lu sangu è spasu,
Ma nun me mpuorta si ce muoru accisu,
E si ce muoru e vaju'n paradisu
Si nun ce truovo a ttìa, mancu ce trasu."

 

L'ambiente di Cavalleria Rusticana è un paesino della Sicilia meridionale dove vige il senso della cavalleria. Cavalleria rusticana, cavalleria dove l'onore deve essere vendicato col sangue.
Il libretto dell'opera è tratto da una novella di Giovanni Verga.

E' il giorno di Pasqua.

Il prologo, che inizia dolcissimo per poi passare subito al racconto musicale, diventerà drammatico e sarà il motivo conduttore di tutta l'opera.
La serenata, ancora a scena chiusa, di Turiddu a Lola, moglie di compar Alfio.
"Beato chi ti da il primo bacio. Ma se morissi e andassi in paradiso, non ci rimarrei se non trovo anche te".
E poi, drammatico, riprende il motivo portante, quasi un alternarsi degli eventi, che si spegne lentamente per lasciare posto alle campane e alle voci del coro che annunciano la festa.

 
 

La scena aulica del coro delle donne e degli uomini che si radunano nella piazza e si preparano alla festa. Santuzza chiede alla madre di Turiddu notizie del figlio.
"E' andato per il vino a Francofonte", risponde.
Una madre che ha già intuito il dramma ma che non lascia intravedere il suo dolore.
Arriva compar Alfio, il marito di Lola. "Schiocca la frusta". La piazza si popola di gente festante.

 
 

Inizia il dramma. Preceduto dalla processione, un brano di straordinaria bellezza musicale, un inno al Signore Risorto.
Tutti entrano in chiesa e Santuzza si confida con mamma Lucia.

 
 

Continua il racconto di Santuzza.
"Andate, o mamma, ad implorare Iddio" chiede Santuzza, "Turiddu ritornerà, lo implorerò ancora perchè torni."

 
 

Turiddu cerca di nascondere con labili scuse il suo tradimento.
Da lontano arriva Lola che finge sorpresa vedendo Turiddu.

 
 

Fra toni accesi, continua lo scambio di accuse  fino a che Turiddu lascia Santuzza sui gradini della chiesa, sordo alle sue implorazioni. Santuzza medita la vendetta e rivela tutto a compar Alfio, il marito di Lola.

 
 

Intermezzo dell'opera che riprende, con le sue note il dramma ormai in atto.
Le arpe e i violini paiono sovrapporsi al suono dell'organo. La gente, in coro, esce festante dalla chiesa.
"Viva il vino spumeggiante". Turiddo invita i festanti a brindare.
E' il brano più conosciuto insieme all'intermezzo e all'Alleluia

 
 

Ma compar Alfio che rifiuta il brindisi. I due si sfidano a duello.
Turiddu morde l'orecchio all'avversario, quale solenne promessa di non mancare al patto.

 
 

L'addio alla madre. L'addio di un ebbro che prende coscienza della morte imminente. L'addio di colui che non vorrebbe staccarsi dalla realtà.
E a sua madre affida Santuzza.

 
 

 

Chi fosse indotto a credere che un'opera lirica sia da vecchi, prenderebbe un grosso abbaglio. Ho incontrato tanti giovani alle rappresentazioni operistiche. Giovani, come se ne incontrano in ogni luogo e in ogni paese, che hanno in comune il senso della bellezza di qualsiasi opera d'arte. Sia essa un quadro, una scultura, un monumento architettonico, un'opera letteraria. Ma ad essa bisogna accostarsi cercando di riconoscere le emozioni che suscita in ognuno di noi.
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Cavalleria Rusticana, l'opera in un solo atto di Pietro Mascagni, la piu famosa fra quelle che ha composto, appartiene ai miei ricordi giovanili e faceva parte della collezione di mio papà.
Dieci dischi e venti facciate a 78 giri, dieci puntine di lettura da cambiare. Non sapevo ancora leggere, ma da qualche particolare graffiatura dei dischi sapevo quale brano scegliere. Potrei fischiettarla tutta a memoria.


martedì 6 marzo 2012

Caro amico ti scrivo

Lucio Dalla, un poeta che ha saputo musicare nove mesi di maternità in due versetti.




Dice che era un bell'uomo
e veniva, veniva dal mare...
parlava un'altra lingua...
però sapeva amare;
e quel giorno lui prese mia madre
sopra un bel prato..
l'ora più dolce
prima di essere ammazzato.
Così lei restò sola nella stanza,
la stanza sul porto,
con l'unico vestito
ogni giorno più corto,
e benché non sapesse il nome
e neppure il paese
mi riconobbe subito
proprio all'ultimo mese
Compiva sedici anni quel giorno
la mia mamma,
le strofe di taverna
le cantò a ninna nanna!
E stringendomi al petto che sapeva
sapeva di mare
giocava alla Madonna
col bimbo da fasciare.
E forse fu per gioco,
o forse per amore
che mi volle chiamare
come nostro signore.
Della sua breve vita, il ricordo,
il ricordo più grosso
è tutto in questo nome
che io mi porto addosso.
E ancora adesso mentre bestemmio
e bevo vino
per i ladri e le puttane
sono Gesù bambino.

Lucio Dalla che ha composto e cantato le musiche per un film considerato “Patrimonio Culturale Nazionale




Lucio Dalla, la cui parola ricorrente è stata il “cielo” avrebbe ben meritato il saluto delle Frecce Tricolori.



Lucio Dalla in un aspetto inedito. Musica e voce per la rappresentazione teatrale de “La Storia Bandita
(registrata con mezzi di fortuna  nell’agosto 2011)


domenica 19 febbraio 2012

Invito all’operetta – Al Cavallino Bianco

. 
Quando allora avevo deciso di mettere in scena l'operetta Al Cavallino bianco,
FlaviaFlavia aveva voluto subito fare la parte di Gioseffa.
Eh... lo so, direte voi, non ha il fisico.
Ma cosa potevo farci... io dovevo già fare la parte di Sigismondo...!
Anzi, bisogna che mi affretti, perchè fra poco dovrò andare in scena.
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All'Hotel arrivano Zanetto Pesamenole, ricco industriale, e sua figlia Ottilia. Padre e figlia sono in vacanza in Austria per ritemprarsi, visto che hanno una causa pendente con un certo Cogoli, industriale padovano. Sebbene il primo incontro fra il giovane avvocato Bellati e la bella Ottilia, non sia dei più felici, Leopoldo intuisce che fra i due potrebbe nascere un amore e così, per allontanare Bellati dalle premure della signora Gioseffa, organizza un incontro fra Bellati ed Ottilia ma, pur riuscendo nel suo intento, viene licenziato in tronco da Gioseffa.
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Cogoli, intanto, manda al Cavallino Bianco suo figlio Sigismondo con la speranza che si innamori di Ottilia, in modo da finire, con un matrimonio, la causa con Pesamenole. Sigismondo, "figlio di papà", viziato e un po' snob, si invaghisce invece di Claretta, una ragazza che ha buffi difetti di pronuncia e che non è certo ricca. 
A questo punto le cose sono veramente complicate.
Leopoldo ama Gioseffa, Gioseffa ama Bellati, Bellati ama Ottilia, Ottilia dovrebbe sposare Sigismondo che invece è invaghito di Claretta. Ma nel bel mezzo di queste tresche amorose arriva l'Arciduca.
Leopoldo riesce ad ottenere dal consiglio comunale che l'Arciduca sosti per una notte Al Cavallino Bianco; Gioseffa, per ringraziarlo, lo riassume. Tutti si preparano ad accogliere l'Arciduca con il massimo della cortesia ma nel bel mezzo della festa Leopoldo fa una gran scenata di gelosia. E tutto perché? Perchè Gioseffa stava "amabilmente" conversando con Bellati. Gioseffa si scusa con l'Arciduca che comprende e l'indirizza verso Leopoldo: "non bisogna cercare la felicità lontano quando la si ha a portata di mano". Il lieto fine non è lontano. Le coppie sono ormai formate: Sigismondo e Claretta, Bellati e Ottilia, Leopoldo e Gioseffa. E il processo? Anche quello a lieto fine
!
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E per finire in grande stile…

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Le immagini dei miei video sono tratte dal web, ma la musica fa parte di una raccolta di brani di questa celebre operetta. Propagonisti di allora, Romana Righetti, nella parte di Gioseffa, Franco Artioli l'avvocato Bellati, Elvio Calderoni è Leopoldo, Angiolina quinterno è Claretta, Elen Sedlak interpreta Ottilia, ed infine l'insuperabile Paolo Poli nella parte del bel Sigismondo
.
Chi mi conosce ed ha provato a viaggiare con me in auto, non potrà non ricordare che alcuni brani sono tra i miei preferiti  e che interpreto a squarciagola alcuni personaggi.
Tanto... i finestrini sono ermeticamente chiusi!
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Se questa storia vi è piaciuta, vogliatene bene a chi l'ha scritta,
e anche un pochino a chi l'ha raccomodata.
Ma se in vece fossimo riusciti solo ad annoiarvi,
credete, non lo si è fatto apposta.

seguono i commenti di allora, perciò >>>>>

domenica 12 febbraio 2012

Revival 3 – Correva sempre l’anno 2010 e…

E questo era stato uno dei tanti progetti ma, travolti dagli avvenimenti, non si è mai potuto realizzare.
E sarebbe stato anche bello.

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T.P.S.
the
THeO's Production Studios


RIGOLETTO
.
....................
Dal
Teatro
alla
Scala


Oggi la
prima
dell'opera

fino al
prossimo
post.

E poi?
Poi si vedrà!








........

In lungo le
signore

Giacca
&
cravatta
i maschietti.



"Sì, vendetta, tremenda vendetta di quest'anima è solo desio"
canta Rigoletto davanti ai cortigiani che gli hanno fatto sparire la figlia
Ross di Redazione blog.


Rigoletto è furioso, vuole vendicarsi. Monterone lo schernisce.  Ma per un tremendo equivoco, il destino si compie tragicamente. Come?


porca miseria... non mi ricordo più!
.

Personaggi ed interpreti:
Il Duca di Mantova
- (tenore) - cantava nel coro parrocchiale.
Rigoletto, buffone di Corte  - (il THeO)
Gilda, figlia di Rigoletto - (Ross)
Sparafucile - (basso) eh beh... non ne ho trovato uno più alto.
Maddalena, sorella di Sparafucile - (contralto) - per compensare il basso, ovvio.
Giovanna, custode di Gilda - (mezzo-soprano) mezzo perchè l'altra metà la utilizzo dopo
Il Conte di Monterone - (baritono)
Marullo, cortigiano - (baritono) ma non è di Bari, è di Molfetta
Borsa, cortigiano - (tenore)
Il Conte di Ceprano - (piscinìn brüt e catìv)
La Contessa di Ceprano - (mezzo-soprano) ecco, utilizzo la seconda metà avanzata prima.
Usciere di Corte - (basso) più che usciere è un portinaio.
Paggio della Duchessa - (mezzo-soprano) mezzo anche questo. Vabbeh... l'altra metà la tengo di scorta!
..

seguono i commenti di allora, perciò >>>


martedì 7 febbraio 2012

Godere della musica

 
Il solista, il direttore, gli orchestrali, il pubblico.
 
 

 
 
Però bisogna riconoscere che almeno per il solista, il pianoforte lo tratta come si conviene!
E tutti, alla fine, godono: lo si vede dalle espressioni del volto, a cominciare proprio dal solista!
►◄

domenica 1 gennaio 2012

Invito al concerto di capodanno




un ricordo per tutti i direttori d'orchestra che si sono susseguiti nella direzione del  benaugurante Concerto di Capodanno di Vienna.

 


e se per un disguido ricevi una lettera non tua…


"Non avrei mai creduto che mi sarebbe mancata tanto, non avrei mai pensato che quel suo modo d'essere fragile e malinconico potesse arrivare a fare tanta parte di me.

Quante volte ho desiderato di vederla reagire, di vederla forte, di saperla inattaccabile, ed ora è quel suo modo d'essere che mi manca.

L'ho cercata disperatamente, in questi giorni di festa, nei giorni precedenti, quando tutti si vestivano di sentimenti, di buoni propositi e, ripuliti dalle coscienze sporche si apprestavano a vivere le speranze di non ricadere nelle stesse colpe e negli stessi errori.

L'ho cercata, nel fondo della mia mente, l'ho cercata nel buio del mio cuore, l'ho cercata nel vuoto di un'anima che non sa più provare dolore, perchè senza lei non c'è più percezione di un qualunque sentimento.

E resto qui,  estraniata da tutto quello che mi circonda, in una cecità che è ormai sovrana, e detta solitudine e paura; e resto qui, stringendo tra le mani la speranza vana che ritorni.

Un unico pensiero per lei, io che ormai non so farne a meno; Buon anno amica, ovunque tu sia."



Questa notte balla con me, amica sconosciuta,
vedrai che ritornerà!
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martedì 29 novembre 2011

… io non c’ero!





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però c’era mio figlio e mia nipotina che, col cellulare, hanno fatto questo video.
Il nonno, che è rimasto ai tempi di
Nilla Pizzi e del Quartetto Cetra, ha messo a disposizione il software!


sabato 26 novembre 2011

Stili


Ci sono stili e stili.
Vladimir Horowitz, in questa polacca, pare talvolta che abbia le dita irrigidite dall’artrite, ma poi sembrano una locomotiva in corsa nella parte più epica dell’esecuzione.
Al termine, si asciugherà la goccia che gli cade dal naso.






Questo invece ti fa dire: – Ohi che mal di pancia -




 

Poi però hai voglia di dargli un affettuoso pizzicotto sulle guance.




eh, si… assomiglia al mio amico Giuseppe!





mercoledì 10 novembre 2010

Carpe diem

Oggi ero a Milano per un appuntamento con uno dei miei “Ministri” (quello di Grazia e Giustizia) che ha il Gabinetto in Piazza Cinque Giornate. In realtà è un amico carissimo che fa l'avvocato. Ero solo, senza il mio Autista che mi fa anche da portaborse all'occorrenza, e quindi la borsa me la sono portata da solo. Ma, terminata la seduta nel suo Gabinetto, all'uscita pioveva. Fortunatamente avevo nella mia borsa un impermeabile color kaki e un cappellaccio impermeabile nero.
Squilla il telefonino: non e la mia segretaria, ma un'amica carissima che non abita nemmeno tanto lontana da me.
Soliti convenevoli... come stai... io sto bene e tu... anch’io...! Intanto che parlo, col cell in una mano, con l'altra cerco di togliere e indossare l'impermeabile e il cappellaccio. Chiacchierando, mi accorgo di aver sorpassato la fermata del tram e di essere quasi in vista del Palazzo di Giustizia. Mi fermo. Non tanto per il Palazzo di Giustizia che non è neppure bello se lo chiamano "il Palazzaccio", ma perché adesso piove a dirotto... e decido di entrare in un bar con la scusa di prendere un caffè. Puoi ben figurarti quanto sia difficile prendere un caffè con l'impermeabile, il cappellaccio, la borsa e il cell in mano. Perché la vera difficoltà era strappare la bustina dello zucchero, versarla nel caffè e mescolare. E tralascio di raccontarti le peripezie per pagare alla cassa: cavare di tasca il portafoglio, porgere la banconota, ritirare lo scontrino e il resto in monetine.
Chiacchierando e "Cantando sotto la pioggia" arrivo in Largo Augusto, percorro un tratto di Corso Europa e sbocco in Piazza San Babila che non è una santa donna, anche se può sembrare. Sempre chiacchierando, ma più che altro descrivendo, faccio una puntatina nella celeberrima Via Montenapoleone e quindi, ritornando sui miei passi, percorro l'intero Corso Vittorio Emanuele. La vista dell'abside del Duomo è sempre una grande emozione perché legata ad un sogno ricorrente. .
Un barbone, ma in realtà artista di strada, smesso di suonare il suo sassofono, si sta fumando tranquillamente una sigaretta. Mi avvicino e gli chiedo di suonare per la mia amica.
E quell'artista, con straordinaria maestria, le suona un brano tratto dal film... quello che fa...spetta, più o meno così...
"tà tarararaaaaa, tàtararara...tà tararara, ra raaaa!"
Al termine della sua esibizione, gli chiedo di salutarla e, nel prendere il mio telefonino mi domanda se è italiana. Forse quel "barbone" conosceva anche altre lingue. .
Si è formato un capannello di gente ammirata che lascia qualche monetina, e io ne approfitto per svignarmela. Più avanti mi fermo davanti ad una celebre gioielleria, descrivo alla mia amica tutti i gioielli esposti.
Quando descrivo un orologio di Cartier, tutto tempestato di diamanti, rubini e lapislazzuli, e le chiedo se lo accetterebbe in regalo, mi dice che le potrebbe andare bene; ma non c'è il prezzo. Allora decido di entrare e chiedere, tanto non mi costa nulla. Ma quando le comunico la miserabile cifra di 55.000 Euro, mi risponde che non le piace. «Grazie!» ribatto «tu si che sei un'amica!»
Poco più avanti, la vetrina di quello che era una volta il famoso bar Motta espone una gran dovizia di gelati multicolori e io posso descriverle i gusti sempre via cell.
“Quater pass” in Galleria Vittorio Emanuele giusto per ascoltare un pianista che, sotto la cupola centrale, sta eseguendo un brano da virtuoso, patrocinato da "Milano in musica" ma al momento degli applausi mi casca il cell, la borsa, l'impermeabile e il cappellaccio che nel frattempo avevo tolto. Potenza della musica!
Poco discosto, su uno stemma dell'ottagono, una giovane coppia giapponese sta schiacciando maldestramente le palle del toro, raffigurate nello stemma della città di Torino. Dicono che porti fortuna, e se a furia di schiacciarle sono ridotte cosi, vuoi che non le dia schiacciatina anch'io giusto per insegnar loro come si fa? Arrivo in Piazza della Scala e, ritornando sui miei passi, riascolto il pianista senza dimenticare di dare un'altra schiacciatina alle palle del Toro, così, per conto mio, tanto per gradire.
Sarebbe ora di riprendere il metrò per tornare a casa, ma sulla  Piazza Duomo una pattuglia di tre "Ghisa" - così sono chiamati affettuosamente i vigili di Milano - e tra i quali una giovane e bionda Ghisa in gonnella, si avanzano verso di me. Io tento di descrivere chi sono i "Ghisa" alla mia amica, ma lei non capisce! Non mi resta che farglielo spiegare da uno di loro.
...e questi, con spiccato accento napoletano la ragguaglia su tutto! Ma si sa: Milano è una metropoli cosmopolita!
Finalmente scendo nel metrò e in breve tempo arrivo al parcheggio della macchina. Butto dentro la borsa, butto dentro l'impermeabile e il cappellaccio e finalmente mi siedo. L'orecchio sembra cotto con le microonde. La voce quasi mi manca per il lungo chiacchierare, le scarpe fumano per la lunga camminata.
S_CARPE DIEM.... .
Ho passato un pomeriggio felice chiacchierando con la mia Gelsomina! Fischietto..."tà tarararaaaaa, tà tararara...tà tararara, ra raaaa!"
 
“Questo è un racconto che ho ritrovato nei meandri della memoria del computer e l'ho traslato nel tempo ai giorni nostri. Ma non è una storia come tante. E' una parte della mia storia, ed ha avuto anche un seguito. La mia amica potrebbe confermarlo”.

venerdì 7 maggio 2010

P. I. Tchaikovsky

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Google dedica la sua copertina a
Tchaikovsky
 
 
 io vi dedico
Capriccio Italiano


 

WikipediaCapriccio italiano è un poema sinfonico di Pëtr Il'iè Tchajkovskij (op. 45). Fu scritto agli inizi del 1880 ed eseguito a Mosca il 28 dicembre dello stesso anno. Tchajkovskij passò una vacanza di alcune settimane in Italia tra il 1879 ed il 1880 visitando i luoghi più ameni della penisola. Soggiornò a Firenze, Roma, Napoli, Venezia e da ognuno di questi luoghi colse qualcosa di particolare che gli rimase enormemente impressa. Scrivendo in quei giorni all'amica von Meck, le confiderà che erano dei luoghi incantevoli, ove non esisteva né la pioggia né la neve, ma era come stare in posti mai sognati: la musica, le danze, le feste e tutto contornato da uno splendido scenario tutto sempre illuminato dal sole. Ed ecco che nasce questa bellissima pagina, questo splendido affresco, che ne descrive in musica le sue emozioni, il calore degli abitanti, le feste natalizie, il canto dei lagunari, gli stornelli toscani ed a conclusione: una tarantella napoletana. In questa frizzante composizione, della durata di quindici minuti, vengono fusi i diversi temi del folklore popolare italiano in un unico pezzo brillante. È l'omaggio che Tchajkovskij volle fare ad un paese in cui era stato accolto con gioia e con affetto, rimasto moltissimo soddisfatto del soggiorno, e soprattutto, tenne a dire, che il comporre qui non è fatica. Wikipedia