Eh si! Non avrei mai immaginato che un cannone avesse bisogno di una scorta armata. Eppure è così, da quello che si apprende in questo filmato al minuto 11:20 circa:
Cent’anni prima che io nascessi, Niccolò Paganini, che si diceva avesse venduto l’anima al diavolo, saliva in Paradiso lasciando in dono a Genova, la sua città natale, uno dei suoi violini, soprannominato il Cannone per la sua straordinaria potenza sonora.
John Dilworth, uno tra i più famosi liutai viventi del mondo, così descrive il Cannone (click if you like)
ma c’è di più:
(Press the button, please!)
“Per promuovere l'attività concertistica dei violinisti debuttanti, dal 1954 si svolge annualmente (dal 2002 solo negli anni pari) a Genova, nel mese di ottobre, presso il Teatro Carlo Felice, il Premio Paganini, giunto nel 2010 alla 53ª edizione. Il concorso, di notevole difficoltà (al punto che talvolta il primo premio non … “ >>> read more
Il 1 novembre 2008 a Palazzo Tursi (Genova) è stata consegnata la Cittadinanza Onoraria della città al Maestro Salvatore Accardo, che, primo italiano, cinquant'anni prima aveva vinto il Premio di Violino Paganini. Nel corso della cerimonia il Maestro Accardo ha suonato il Cannone, violino appartenuto a Niccolò Paganini, costruito nel 1743 dal liutaio Bartolomeo Giuseppe Guarneri detto "del Gesù".
Questa è la registrazione video dell'esecuzione da parte di Accardo del rondò La Campanella dal II° concerto in Si minor di Niccolò Paganini
..
Beh… non ci crederete ma, spinto da furore musicale, ho suonato anch’io la campanella.
come si addice a tutti i cannoni.
con traduttore made blog P.C.
venerdì 28 dicembre 2012
Il cannone viaggia con la scorta armata
martedì 11 settembre 2012
Metronomo
Dopo la messa domenicale, mia moglie ed io abbiamo l'abitudine di recarci al cimitero per recitare una preghiera sulla tomba dei nostri cari.
Sono circa le ore 13 e mia moglie, bontà sua, una volta all'interno mi fa osservare che "non c'è proprio anima viva a quest'ora!"
E laddove il Requiem recitava "requiéscant in pace, amen" diventava un poco probabile "requiescàntinpaceamen"
Stessa sorte per l'Ave Maria "... ora pro nobis peccatòribus, nunc et in hora mortis nostrae, amen." diventava, nel cantilenare, un divertente "ora pronobis peccatori busnùnchetinòramòrtisnostre"
Amen!
Per primi, a passo di strada, un miliardo di bambine e bambini dell’asilo vestiti con il grembiulino a quadrettini, seguivano le Figlie di Maria, gli uomini dell'Azione Cattolica, uno stuolo di indisciplinati chierichetti con la veste rossa e la cotta bianca.
Il turiferario, in una nuvola d'incenso, precedeva il baldacchino, sorretto da quelli della Confraternita in alta uniforme, che proteggeva l'arciprete con l'ostensorio del Santissimo Sacramento.
Dopo il baldacchino, il Sindaco con sottopancia tricolore, la Giunta al completo, i maggiorenti del paese, la banda musicale.
La folla, che ai margini della strada assisteva alla processione, si univa man mano al suo procedere.
Anche i bersaglieri, nelle sfilate, corrono a passo di musica, ma loro sono bersaglieri e perciò possono correre.
Non così per la banda. Ma, d'altra parte, non c'era bisogno di correre, perchè, in quelle occasioni, il pezzo forte per la processione era lo stesso che è stato intonato dopo la messa.
Ma veniva cantato e suonato così:
che epié en_di_giù bìlo ò ggi tionòraaa,
che epié en_di_giù bìlo ò ggi tionòraaa.
o san tavér gìne, pre egà apermè,
o san tavér gìne, pre egà apermè.
L'eco della grancassa risuonava per le strade che si facevan deserte.
A guisa di un metronomo che scandisca un tempo passato.
Questo post è in omaggio ad una persona che si chiama anche Maria che, con altre due Marie fanno tre: Le tre Marie, per l'appunto!
Ma non chiedetemi chi sia la quarta perchè dovrei rispondervi che è una Maria che non capisce niente.
Proprio come FlaviaFlavia.
lunedì 21 maggio 2012
Toccata e fuga
Eravamo a spasso per l’Italia: Tullio, Ferruccio, io, e Giorgio con la sua “Appia antica”. Neppure ottant'anni in quattro, ma armati di tenda, fornello, e batteria essenziale da cucina.
Avevamo fatto tappa al Convento di La Verna che ci aveva ospitato per una notte e l’occasione era stata propizia per visitare il Santuario e il suo famoso organo di ben seimila canne. Un frate aveva eseguito per noi un celebre pezzo di Bach.
Sedersi alla consolle di un organo, è come sedersi ai comandi di un Airbus A380.
Si prova la stessa emozione.
►◄
Trent’anni fa, di passaggio a Orvieto, nello splendido Duomo opera del Maitani, davanti all’altare, una giovane sposa, imbarazzatissima, attendeva l’arrivo di colui che sarebbe diventato suo marito.
Ma questi tardava a venire, e fra gli invitati serpeggiava un po’ di nervosismo.
Osservavo affascinato l’organista che alla consolle dell’organo provava alcuni pezzi in sordina. Gli avevo chiesto di eseguire lo stesso brano di allora.
.
.
La celebre…
.
« Non mi sembra il caso in questo momento »
– aveva risposto con un sorriso -
venerdì 6 aprile 2012
Invito all’opera – Cavalleria Rusticana
Si bianca e russa comu la cirasa,
Quannu t'affaci fai la vucca a risa,
Biatu pi lu primu cu ti vasa!
Ntra la puorta tua lu sangu è spasu,
Ma nun me mpuorta si ce muoru accisu,
E si ce muoru e vaju'n paradisu
Si nun ce truovo a ttìa, mancu ce trasu."
L'ambiente di Cavalleria Rusticana è un paesino della Sicilia meridionale dove vige il senso della cavalleria. Cavalleria rusticana, cavalleria dove l'onore deve essere vendicato col sangue.
Il libretto dell'opera è tratto da una novella di Giovanni Verga.
E' il giorno di Pasqua.
Il prologo, che inizia dolcissimo per poi passare subito al racconto musicale, diventerà drammatico e sarà il motivo conduttore di tutta l'opera.
La serenata, ancora a scena chiusa, di Turiddu a Lola, moglie di compar Alfio.
"Beato chi ti da il primo bacio. Ma se morissi e andassi in paradiso, non ci rimarrei se non trovo anche te".
E poi, drammatico, riprende il motivo portante, quasi un alternarsi degli eventi, che si spegne lentamente per lasciare posto alle campane e alle voci del coro che annunciano la festa.
La scena aulica del coro delle donne e degli uomini che si radunano nella piazza e si preparano alla festa. Santuzza chiede alla madre di Turiddu notizie del figlio.
"E' andato per il vino a Francofonte", risponde.
Una madre che ha già intuito il dramma ma che non lascia intravedere il suo dolore.
Arriva compar Alfio, il marito di Lola. "Schiocca la frusta". La piazza si popola di gente festante.
Inizia il dramma. Preceduto dalla processione, un brano di straordinaria bellezza musicale, un inno al Signore Risorto.
Tutti entrano in chiesa e Santuzza si confida con mamma Lucia.
Continua il racconto di Santuzza.
"Andate, o mamma, ad implorare Iddio" chiede Santuzza, "Turiddu ritornerà, lo implorerò ancora perchè torni."
Turiddu cerca di nascondere con labili scuse il suo tradimento.
Da lontano arriva Lola che finge sorpresa vedendo Turiddu.
Fra toni accesi, continua lo scambio di accuse fino a che Turiddu lascia Santuzza sui gradini della chiesa, sordo alle sue implorazioni. Santuzza medita la vendetta e rivela tutto a compar Alfio, il marito di Lola.
Intermezzo dell'opera che riprende, con le sue note il dramma ormai in atto.
Le arpe e i violini paiono sovrapporsi al suono dell'organo. La gente, in coro, esce festante dalla chiesa.
"Viva il vino spumeggiante". Turiddo invita i festanti a brindare.
E' il brano più conosciuto insieme all'intermezzo e all'Alleluia
Ma compar Alfio che rifiuta il brindisi. I due si sfidano a duello.
Turiddu morde l'orecchio all'avversario, quale solenne promessa di non mancare al patto.
L'addio alla madre. L'addio di un ebbro che prende coscienza della morte imminente. L'addio di colui che non vorrebbe staccarsi dalla realtà.
E a sua madre affida Santuzza.
Cavalleria Rusticana, l'opera in un solo atto di Pietro Mascagni, la piu famosa fra quelle che ha composto, appartiene ai miei ricordi giovanili e faceva parte della collezione di mio papà.
Dieci dischi e venti facciate a 78 giri, dieci puntine di lettura da cambiare. Non sapevo ancora leggere, ma da qualche particolare graffiatura dei dischi sapevo quale brano scegliere. Potrei fischiettarla tutta a memoria.
martedì 6 marzo 2012
Caro amico ti scrivo
e veniva, veniva dal mare...
parlava un'altra lingua...
però sapeva amare;
sopra un bel prato..
l'ora più dolce
prima di essere ammazzato.
la stanza sul porto,
con l'unico vestito
ogni giorno più corto,
e neppure il paese
mi riconobbe subito
proprio all'ultimo mese
la mia mamma,
le strofe di taverna
le cantò a ninna nanna!
sapeva di mare
giocava alla Madonna
col bimbo da fasciare.
o forse per amore
che mi volle chiamare
come nostro signore.
il ricordo più grosso
è tutto in questo nome
che io mi porto addosso.
e bevo vino
per i ladri e le puttane
sono Gesù bambino.
Lucio Dalla in un aspetto inedito. Musica e voce per la rappresentazione teatrale de “La Storia Bandita”
domenica 19 febbraio 2012
Invito all’operetta – Al Cavallino Bianco
FlaviaFlavia aveva voluto subito fare la parte di Gioseffa.
Eh... lo so, direte voi, non ha il fisico.
Ma cosa potevo farci... io dovevo già fare la parte di Sigismondo...!
Anzi, bisogna che mi affretti, perchè fra poco dovrò andare in scena. .
All'Hotel arrivano Zanetto Pesamenole, ricco industriale, e sua figlia Ottilia. Padre e figlia sono in vacanza in Austria per ritemprarsi, visto che hanno una causa pendente con un certo Cogoli, industriale padovano. Sebbene il primo incontro fra il giovane avvocato Bellati e la bella Ottilia, non sia dei più felici, Leopoldo intuisce che fra i due potrebbe nascere un amore e così, per allontanare Bellati dalle premure della signora Gioseffa, organizza un incontro fra Bellati ed Ottilia ma, pur riuscendo nel suo intento, viene licenziato in tronco da Gioseffa.
Cogoli, intanto, manda al Cavallino Bianco suo figlio Sigismondo con la speranza che si innamori di Ottilia, in modo da finire, con un matrimonio, la causa con Pesamenole. Sigismondo, "figlio di papà", viziato e un po' snob, si invaghisce invece di Claretta, una ragazza che ha buffi difetti di pronuncia e che non è certo ricca.
A questo punto le cose sono veramente complicate.
Leopoldo ama Gioseffa, Gioseffa ama Bellati, Bellati ama Ottilia, Ottilia dovrebbe sposare Sigismondo che invece è invaghito di Claretta. Ma nel bel mezzo di queste tresche amorose arriva l'Arciduca.
Leopoldo riesce ad ottenere dal consiglio comunale che l'Arciduca sosti per una notte Al Cavallino Bianco; Gioseffa, per ringraziarlo, lo riassume. Tutti si preparano ad accogliere l'Arciduca con il massimo della cortesia ma nel bel mezzo della festa Leopoldo fa una gran scenata di gelosia. E tutto perché? Perchè Gioseffa stava "amabilmente" conversando con Bellati. Gioseffa si scusa con l'Arciduca che comprende e l'indirizza verso Leopoldo: "non bisogna cercare la felicità lontano quando la si ha a portata di mano". Il lieto fine non è lontano. Le coppie sono ormai formate: Sigismondo e Claretta, Bellati e Ottilia, Leopoldo e Gioseffa. E il processo? Anche quello a lieto fine!
E per finire in grande stile…
.
Tanto... i finestrini sono ermeticamente chiusi!
Se questa storia vi è piaciuta, vogliatene bene a chi l'ha scritta,
e anche un pochino a chi l'ha raccomodata.
Ma se in vece fossimo riusciti solo ad annoiarvi,
credete, non lo si è fatto apposta.
domenica 12 febbraio 2012
Revival 3 – Correva sempre l’anno 2010 e…
E sarebbe stato anche bello.
.
....................
Dal
Teatro alla Scala
Oggi la
prima dell'opera fino al prossimo post. E poi? Poi si vedrà! |
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In lungo le signore Giacca & cravatta i maschietti. | |
"Sì, vendetta, tremenda vendetta di quest'anima è solo desio" canta Rigoletto davanti ai cortigiani che gli hanno fatto sparire la figlia Ross di Redazione blog. Rigoletto è furioso, vuole vendicarsi. Monterone lo schernisce. Ma per un tremendo equivoco, il destino si compie tragicamente. Come?
porca miseria... non mi ricordo più!
. | ||
Il Duca di Mantova - (tenore) - cantava nel coro parrocchiale.
Rigoletto, buffone di Corte - (il THeO)
Gilda, figlia di Rigoletto - (Ross)
Sparafucile - (basso) eh beh... non ne ho trovato uno più alto.
Maddalena, sorella di Sparafucile - (contralto) - per compensare il basso, ovvio.
Giovanna, custode di Gilda - (mezzo-soprano) mezzo perchè l'altra metà la utilizzo dopo
Il Conte di Monterone - (baritono)
Marullo, cortigiano - (baritono) ma non è di Bari, è di Molfetta
Borsa, cortigiano - (tenore)
Il Conte di Ceprano - (piscinìn brüt e catìv)
La Contessa di Ceprano - (mezzo-soprano) ecco, utilizzo la seconda metà avanzata prima.
Usciere di Corte - (basso) più che usciere è un portinaio.
Paggio della Duchessa - (mezzo-soprano) mezzo anche questo. Vabbeh... l'altra metà la tengo di scorta!
..
seguono i commenti di allora, perciò >>>
martedì 7 febbraio 2012
Godere della musica
domenica 1 gennaio 2012
Invito al concerto di capodanno
un ricordo per tutti i direttori d'orchestra che si sono susseguiti nella direzione del benaugurante Concerto di Capodanno di Vienna.
e se per un disguido ricevi una lettera non tua…
"Non avrei mai creduto che mi sarebbe mancata tanto, non avrei mai pensato che quel suo modo d'essere fragile e malinconico potesse arrivare a fare tanta parte di me.
Quante volte ho desiderato di vederla reagire, di vederla forte, di saperla inattaccabile, ed ora è quel suo modo d'essere che mi manca.
L'ho cercata disperatamente, in questi giorni di festa, nei giorni precedenti, quando tutti si vestivano di sentimenti, di buoni propositi e, ripuliti dalle coscienze sporche si apprestavano a vivere le speranze di non ricadere nelle stesse colpe e negli stessi errori.
L'ho cercata, nel fondo della mia mente, l'ho cercata nel buio del mio cuore, l'ho cercata nel vuoto di un'anima che non sa più provare dolore, perchè senza lei non c'è più percezione di un qualunque sentimento.
E resto qui, estraniata da tutto quello che mi circonda, in una cecità che è ormai sovrana, e detta solitudine e paura; e resto qui, stringendo tra le mani la speranza vana che ritorni.
Un unico pensiero per lei, io che ormai non so farne a meno; Buon anno amica, ovunque tu sia."
vedrai che ritornerà!
martedì 29 novembre 2011
… io non c’ero!
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Il nonno, che è rimasto ai tempi di Nilla Pizzi e del Quartetto Cetra, ha messo a disposizione il software!
sabato 26 novembre 2011
Stili
Ci sono stili e stili.
Vladimir Horowitz, in questa polacca, pare talvolta che abbia le dita irrigidite dall’artrite, ma poi sembrano una locomotiva in corsa nella parte più epica dell’esecuzione.
Al termine, si asciugherà la goccia che gli cade dal naso.
Questo invece ti fa dire: – Ohi che mal di pancia -
Poi però hai voglia di dargli un affettuoso pizzicotto sulle guance.
eh, si… assomiglia al mio amico Giuseppe!
mercoledì 10 novembre 2010
Carpe diem
Oggi ero a Milano per un appuntamento con uno dei miei “Ministri” (quello di Grazia e Giustizia) che ha il Gabinetto in Piazza Cinque Giornate. In realtà è un amico carissimo che fa l'avvocato. Ero solo, senza il mio Autista che mi fa anche da portaborse all'occorrenza, e quindi la borsa me la sono portata da solo. Ma, terminata la seduta nel suo Gabinetto, all'uscita pioveva. Fortunatamente avevo nella mia borsa un impermeabile color kaki e un cappellaccio impermeabile nero.Squilla il telefonino: non e la mia segretaria, ma un'amica carissima che non abita nemmeno tanto lontana da me.Soliti convenevoli... come stai... io sto bene e tu... anch’io...! Intanto che parlo, col cell in una mano, con l'altra cerco di togliere e indossare l'impermeabile e il cappellaccio. Chiacchierando, mi accorgo di aver sorpassato la fermata del tram e di essere quasi in vista del Palazzo di Giustizia. Mi fermo. Non tanto per il Palazzo di Giustizia che non è neppure bello se lo chiamano "il Palazzaccio", ma perché adesso piove a dirotto... e decido di entrare in un bar con la scusa di prendere un caffè. Puoi ben figurarti quanto sia difficile prendere un caffè con l'impermeabile, il cappellaccio, la borsa e il cell in mano. Perché la vera difficoltà era strappare la bustina dello zucchero, versarla nel caffè e mescolare. E tralascio di raccontarti le peripezie per pagare alla cassa: cavare di tasca il portafoglio, porgere la banconota, ritirare lo scontrino e il resto in monetine.Chiacchierando e "Cantando sotto la pioggia" arrivo in Largo Augusto, percorro un tratto di Corso Europa e sbocco in Piazza San Babila che non è una santa donna, anche se può sembrare. Sempre chiacchierando, ma più che altro descrivendo, faccio una puntatina nella celeberrima Via Montenapoleone e quindi, ritornando sui miei passi, percorro l'intero Corso Vittorio Emanuele. La vista dell'abside del Duomo è sempre una grande emozione perché legata ad un sogno ricorrente. .Un barbone, ma in realtà artista di strada, smesso di suonare il suo sassofono, si sta fumando tranquillamente una sigaretta. Mi avvicino e gli chiedo di suonare per la mia amica.E quell'artista, con straordinaria maestria, le suona un brano tratto dal film... quello che fa...spetta, più o meno così..."tà tarararaaaaa, tàtararara...tà tararara, ra raaaa!"Al termine della sua esibizione, gli chiedo di salutarla e, nel prendere il mio telefonino mi domanda se è italiana. Forse quel "barbone" conosceva anche altre lingue. .Si è formato un capannello di gente ammirata che lascia qualche monetina, e io ne approfitto per svignarmela. Più avanti mi fermo davanti ad una celebre gioielleria, descrivo alla mia amica tutti i gioielli esposti.Quando descrivo un orologio di Cartier, tutto tempestato di diamanti, rubini e lapislazzuli, e le chiedo se lo accetterebbe in regalo, mi dice che le potrebbe andare bene; ma non c'è il prezzo. Allora decido di entrare e chiedere, tanto non mi costa nulla. Ma quando le comunico la miserabile cifra di 55.000 Euro, mi risponde che non le piace. «Grazie!» ribatto «tu si che sei un'amica!»Poco più avanti, la vetrina di quello che era una volta il famoso bar Motta espone una gran dovizia di gelati multicolori e io posso descriverle i gusti sempre via cell.“Quater pass” in Galleria Vittorio Emanuele giusto per ascoltare un pianista che, sotto la cupola centrale, sta eseguendo un brano da virtuoso, patrocinato da "Milano in musica" ma al momento degli applausi mi casca il cell, la borsa, l'impermeabile e il cappellaccio che nel frattempo avevo tolto. Potenza della musica!Poco discosto, su uno stemma dell'ottagono, una giovane coppia giapponese sta schiacciando maldestramente le palle del toro, raffigurate nello stemma della città di Torino. Dicono che porti fortuna, e se a furia di schiacciarle sono ridotte cosi, vuoi che non le dia schiacciatina anch'io giusto per insegnar loro come si fa? Arrivo in Piazza della Scala e, ritornando sui miei passi, riascolto il pianista senza dimenticare di dare un'altra schiacciatina alle palle del Toro, così, per conto mio, tanto per gradire.Sarebbe ora di riprendere il metrò per tornare a casa, ma sulla Piazza Duomo una pattuglia di tre "Ghisa" - così sono chiamati affettuosamente i vigili di Milano - e tra i quali una giovane e bionda Ghisa in gonnella, si avanzano verso di me. Io tento di descrivere chi sono i "Ghisa" alla mia amica, ma lei non capisce! Non mi resta che farglielo spiegare da uno di loro....e questi, con spiccato accento napoletano la ragguaglia su tutto! Ma si sa: Milano è una metropoli cosmopolita!Finalmente scendo nel metrò e in breve tempo arrivo al parcheggio della macchina. Butto dentro la borsa, butto dentro l'impermeabile e il cappellaccio e finalmente mi siedo. L'orecchio sembra cotto con le microonde. La voce quasi mi manca per il lungo chiacchierare, le scarpe fumano per la lunga camminata.S_CARPE DIEM.... .
Ho passato un pomeriggio felice chiacchierando con la mia Gelsomina! Fischietto..."tà tarararaaaaa, tà tararara...tà tararara, ra raaaa!"
“Questo è un racconto che ho ritrovato nei meandri della memoria del computer e l'ho traslato nel tempo ai giorni nostri. Ma non è una storia come tante. E' una parte della mia storia, ed ha avuto anche un seguito. La mia amica potrebbe confermarlo”.
venerdì 7 maggio 2010
P. I. Tchaikovsky
Google dedica la sua copertina a
Tchaikovsky
Capriccio Italiano
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