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lunedì 4 febbraio 2013

Il medico della mutua

 
“La mutua è una grande casa, alta e ben intonacata, con entrata principale e uscite secondarie. Davanti a questa grande casa il medico si sente meschino e smarrito. Una volta non c’era la mutua, e i medici di una volta se la passavano bene: quasi tutti diventavano ricchi, alcuni ricchissimi. Tutti facevano i loro soldi, c’erano clienti a volontà, lavoro sempre garantito. Un giovane medico non aveva bisogno di aspettare tanto, di fare una trafila burocratica, di scrivere domande, di armarsi di una decorosa pazienza: gli bastava aprire un ambulatorio e subito si faceva la sua affezionata clientela. Una laurea in medicina era una laurea come si deve.
Oggi purtroppo c’è la mutua: succhia il sangue di noi medici, dei mutuati e dei padroni, e lo trasforma in corridoi, uffici, ascensori, uscieri, dattilografe, impiegati, capi e dirigenti amministrativi, direttori sanitari, medici funzionari, infermieri, e così via. Tutta roba che è fatta apposta per tarpare le ali alla nostra libera professione.”

Così inizia il romanzo che “farà rabbrividire chiunque soffra anche soltanto di un raffreddore”

il_medico_della_mutua

A

ll'apertura dell'ambulatorio, Teresa è la mia prima paziente. Siamo soli, e dopo aver ispezionato che tutto sia a posto, e che il locale sembri proprio un ambulatorio, decidiamo di fare un mezzo amore sul lettino nuovo e ci diciamo che dovrebbe portar bene.
Improvvisamente Teresa si imbroncia.
« Perchè? Cos'hai?»
« Stupido, non lo capisci? Sono una donna, dopo tutto.»
« Piantala. Certo che sei una donna.»
« Giurami che non farai all'amore con nessun'altra su questo lettino.»
« Giuro!»

« Però chissà quante ne tasterai: e tastandole ti verrà voglia.»
« Un conto è avere una donna in condizioni normali, da uomo a donna, un conto è visitarla.»
 
     Ma se prima di visitarla sai già quale sciroppo le darai per la sua insufficienza epatica, e sai anche che l'insufficienza epatica è una fesseria che non guarisce mai, hai la testa sgombra da problemi diagnostici quando la vedi sdraiata sul lettino, le mutandine calate alla linea delle anche: non puoi non notare che ha un bel ventre, e alla base del ventre un magnifico pelo pubico. Con aria assorta decidi che oltre al reggicalze deve togliersi anche le mutandine, per una visita completa. Ora dal ventre in giù è nuda, e tiene le cosce strette. Risponde intanto con disinvoltura alle domande che le fai, quelle che ti vengono in mente in quel momento, tanto per avere un pretesto per continuare ad ammirarla e a palparla.
« Qui fa male?»
« No.»
« E qui?»
« No.»
« Qui?»
« Un poco, mi pare.»
« Qui, ho detto!»
« Si, si fa male. Riprovi ancora.»
« Ecco.»
« Mi fa proprio un po' male, dottore.»
     Decisamente è un bel ventre. Muovendo la mano per palparle i quadranti inferiori, in realtà lo accarezzi.
« Qua?»
« Delle volte mi fa male. »
« E adesso? »
« No, direi di no.»
     Non te ne frega niente, epperò sei coperto dall'ottima scusa che stai facendo una visita scrupolosa, una di quelle visite destinate di solito ai paganti.
Sai benissimo che l'intestino non funziona bene, che è piuttosto pigro, ma te lo fai ripetere: è sempre tempo guadagnato. Ascolti parlare la donna tenendole distrattamente una mano appoggiata sul ventre. Intanto ti vien voglia di farle aprire le cosce: devi escogitare un trucco, ma è facile. Basta che parli dell'esistenza di qualche ernia inguinale ignorata, o che ti preoccupi di accertare se vi sono eventuali adenopatie, e la inviti ad aprire le cosce. Lei mostra riluttanza, si fa rossa in faccia, ma vede il tuo atteggiamento di distacco professionale, pensa che in fondo non c'è niente di male ad aprire le cosce davanti ad un medico, davanti a un piacente medico, davanti a un uomo, davanti a un bel uomo, e si decide. Così puoi vederle il sesso, che in sé non è nulla di speciale, ma è eccitante perché appartiene a una bella donna: un attimo, e devi proseguire la visita. Fingi di cercare l'anello inguinale e fai dare alla paziente un colpo di tosse. Scuoti il capo, cerchi dall'altra parte. Un colpo di tosse: niente.
« No, ernie non ce ne sono.»
« Non me ne sono mai accorta.»
« Può esserci una punta d'ernia, a volte.»
     E' rimasta con le cosce semiaperte: ha acquistato la massima disinvoltura e aspetta cosa succederà ora. Sei ad un punto limite, davanti agli occhi ti scorre un fiume rosso e caldo. O lo attraversi subito o torni indietro.
Con uno sforzo pronunci appena: "Si rivesta pure."
    
Di malavoglia siedi alla scrivania e le prescrivi lo sciroppo per il fegato, mentre lei si riveste lentamente e in silenzio.

     Teresa finisce con l'ammettere la purezza delle mie intenzioni. Decidiamo di segnare una visita a carico della mutua.
Ci abbracciamo felici: possiamo fare all'amore e farcelo pagare, sia pure modestamente, dalla mutua. E' una piacevole trovata, anche eccitante.
« E deve ringraziarci che non segniamo neanche una medicina.» ride Teresa.

 

Questo brano, tratto dall’omonimo romanzo, è dedicato a chi non ha vissuto il tempo in cui i medici erano veramente medici. Ma anche medici che si contendevano i mutuati, e che piuttosto di perderne uno erano disposti ad ammazzarlo. Medici il cui sogno era di avere in cassaforte scatoloni pieni di libretti della mutua.

Da questo libro è stato tratto il più noto film con Alberto Sordi protagonista.

 

 


venerdì 25 gennaio 2013

Il raffreddore è una brutta bestia.


raffreddore
La scienza ha fatto progressi enormi. Pare ieri che commentavo col mio papà di un righello da scrivania  a cristalli liquidi che fungeva da termometrho illuminando il numeretto corrispondente alla temperatura ambiente, e già si leggeva sulla stampa che l’avvento dei cristalli liquidi avrebbe portato tante novità, quali ad esempio gli schermi dei televisori. Dei telefonini neppure si prevedeva l’avvento.
Eh si, da allora la scienza e la tecnologia hanno fatto progressi enormi. Oggi si comunica col mondo intero anche attraverso un telefonino. Col telefonino si scrive, si riceve e si spedisce una lettera. C’è addirittura chi, col telefonino, fa i post sul blog. Insomma, è come avere in tasca un “quasi umano”, direi un androide che lavora per noi. Basta saperlo manovrare. Piccole telecamere, manovrate da androidi, entrano nel corpo umano,  esplorano ogni parte, anche la più recondita e forniscono alla medicina ogni notizia utile per guarire le malattie.

Ma c’è una cosa che la scienza non è riuscita ancora a debellare: il raffreddore.
Il raffreddore è una brutta bestia che ti prende all’improvviso e non ti dà tregua, non ti permette di respirare, ti fa lacrimare gli occhi, ti fa starnutire, fa si che quando parli sembri un africano del bongo perchè non riesci a pronunciare tutte le consonanti, suscitando le risate del tuo interlocutore, ti impedisce di respirare se stai mangiando, e se non mangi non respiri più.
Ma come si cura il raffreddore? Col riposo, se possibile, e con l’uso di presidi farmaceutici che si comprano ovunque. Ma se non passa in pochi giorni, fedeli alle istruzioni dei bugiardelli, conviene andare dal medico.

E così, oggi sono andato dal medico il quale mi ha auscultato.
”Dica trentatré… ancora… (ero tentato di dirgli sessantasei)… respiri profondo… quante sigarette fuma… è un po’ intasato… ” – insomma, le solite cose. E poi si mette a scrivere le ricette: Antibiotico 2 capsule pro die, 15 gocce di questo insieme a 8 gocce di quest’altro come aerosol per una  settimana mattino e sera.
« Ma dottore, 15 più 8 gocce fanno 23 gocce. Non riesce neppure a pescare l’apparecchio dell’aerosol »
« Lo diluisca con una fialetta di fisiologico, arrivederci »

Vado in farmacia.
« Ecco servito: antibiotico, gocce per aerosol uno, gocce per aerosol due, liquido fisiologico. Desidera altro? Fanno 13,30… buonasera. »
A casa controllo lo scontrino.
7,40 il ticket pagato per l’antibiotico e per gli aerosol, e 5,90 per il liquido fisiologico.
Ma tutto lascia ben sperare perchè sulla scatola del liquido fisiologico, riccamente glitterata, spicca una bella scritta:

Lisorespiro
Igiene del naso
Soluzione fisiologica sterile ed isotonica ( 0,9% NaCl )
30 flaconcini 5 ml
Tenere fuori dalla portata dei bambini

Che bestia! (il raffreddore)
Ho comperato 150 cc di acqua contenente 1,35 grammi di sale da cucina, pari a 39,33 Euro al litro.
Che bestia! (il raffreddore)
Una volta veniva curato col latte caldo e un dito di grappa.




giovedì 10 maggio 2012

Revivals and memories - Accadde il 10 maggio 2011.

Avevo le pile un po' basse, perciò dovevo metterle sotto carica (*) altrimenti alla mattina non partiva.
My_Heart
Beh... poco male – mi ero detto – Ci vorranno un paio di giorni, come minimo.
Un po' di riposo ed una sana lettura sono quello che ci vuole. Non tutti i mali vengono per nuocere. Ne approfitterò per finire di leggere un avvincente romanzo giallo che è da tempo sul mio comodino.
Anzi, sotto perchè traballa.
yellowpage

Ma ci sono troppi personaggi!
.
(*) Staccare l'alimentatore solo a carica ultimata

http://albatrhos.blogspot.com/2012/05/malasanita-ovvero-il-mio-amico-philos.html




ne erano seguiti alcuni commenti, perciò… continua a leggere