con traduttore made blog P.C.

Miei cari amici vicini e lontani buongiorno, ovunque voi siate!

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mercoledì 18 luglio 2012

Miei cari amici vicini e lontani…

Su questo blog campeggia una scritta
Mio caro amico... klicca!
Per gli appassionati, è una miniera di informazioni per la quantità di link. Un vero tuffo nella storia!
bussola 5
Albatrho.s


giovedì 10 maggio 2012

Revivals and memories - Accadde il 10 maggio 2011.

Avevo le pile un po' basse, perciò dovevo metterle sotto carica (*) altrimenti alla mattina non partiva.
My_Heart
Beh... poco male – mi ero detto – Ci vorranno un paio di giorni, come minimo.
Un po' di riposo ed una sana lettura sono quello che ci vuole. Non tutti i mali vengono per nuocere. Ne approfitterò per finire di leggere un avvincente romanzo giallo che è da tempo sul mio comodino.
Anzi, sotto perchè traballa.
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Ma ci sono troppi personaggi!
.
(*) Staccare l'alimentatore solo a carica ultimata

http://albatrhos.blogspot.com/2012/05/malasanita-ovvero-il-mio-amico-philos.html




ne erano seguiti alcuni commenti, perciò… continua a leggere


sabato 21 aprile 2012

Ab Urbe Condita

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Q

uando i greci di Menelao, Ulisse, ed Achille, conquistarono Troia, uno dei pochi difensori che si salvò fu Enea, fortemente raccomandato - certe cose usavano anche a quei tempi - da sua madre che era, nientepopodimeno, che la dea Venere. Con una valigia sulle spalle piena delle immagini dei suoi celesti protettori, fra i quali naturalmente il posto d'onore toccava alla sua buona mamma, ma senza una lira in tasca, il poveretto si diede  a girare il mondo a casaccio.

E dopo non si sa quanti anni di avventure e disavventure, sbarcò, sempre con quella sua valigia sul groppone, in Italia, prese a risalirla verso nord, giunse nel Lazio, vi sposò la figlia di Re Latino che si chiamava Lavinia, fondò una città cui diede il nome della moglie, e insieme a costei visse felice tutto il resto dei suoi giorni”.
Suo figlio Ascanio fondò Alba Longa, facendone la nuova capitale.

E dopo otto generazioni - cioè a dire qualche duecento anni dopo l'arrivo di Enea - due suoi discendenti, Numitore e Amulio. erano ancora sul trono del Lazio.
Purtroppo sui troni in due ci si sta stretti, e così un bel giorno Amulio scacciò il fratello per regnare da solo, e gli uccise tutti i suoi figli, meno una: Rea Silvia.
Ma perché non mettesse al mondo qualche figliuolo cui potesse saltare il ticchio di vendicare il nonno, la obbligò a diventare sacerdotessa della dea Vesta, vale a dire monaca.
Un giorno Rea, che probabilmente aveva una gran voglia di marito, prendeva il fresco in riva al fiume perché era un’estate maledettamente calda, e si addormentò.
Per caso in quei paraggi passava il dio Marte che scendeva sovente sulla terra, un po' per farvi qualche guerra, ch'era il suo mestiere, un po' per cercare delle ragazze, ch'era la sua passione favorita.
Vide Rea Silvia. Se ne innamorò. E senza nemmeno svegliarla la rese incinta.

Quando lo zio Amulio lo seppe, aspettò che partorisse non uno, ma due marmocchi gemelli: Romolo e Remo Poi li mise su una piccola zattera che abbandonò alla corrente del fiume affinché li portasse ad affogare nel mare.
Ma la zattera si arenò poco lontano. I due derelitti, piangendo rumorosamente, richiamarono l’attenzione di una lupa che accorse ad allattarli.

Si dice che la lupa non era una bestia, ma una buona donna, Acca Larenzia, detta Lupa per via del suo caratteraccio e per le molte corna(*) che faceva a suo marito andandosene a far l’amore nel bosco con tutti i giovanotti dei dintorni.

Cresciuti che furono, Romolo e Remo pensarono di fondare una città vicino al punto in cui si era arenata la zattera. Scavarono un solco e costruirono le mura, giurando di uccidere chi avesse osato oltrepassarle.
Come tutti i fratelli, finirono per litigare e Remo, per dispetto, ruppe un pezzo di quelle mura. Romolo, fedele al giuramento, lo accoppò con una badilata, e diede alla città il nome di Roma.

Tutto questo avvenne il Ventuno Aprile dell’anno Settecentocinquantatre prima della nascita di Cristo, e fu, per i romani, l’inizio della storia del mondo.

E quando i romani conquistarono tutta la terra allora conosciuta, gli anni si contarono “Ab Urbe condita”, cioè dalla fondazione di Roma.

Si dice che quanto narrato sia solo una favola che i babbi romani raccontavano ai loro figli, un po’ perché ci credevano essi stessi, un po’ perché i figli, crescendo nella convinzione di aver avuto antenati così altolocati, come Venere, Marte, Enea, si sentivano anche loro semidei (*)

 

http://blog.libero.it/Albatrhos/view.phpSecondo L’Autore non si tratta di una favola. Altrimenti non si spiegherebbe l’immortalità di cui godono ancora, a Roma, molti politici. Perché delle due l’una: o la leggenda è vera e allora si spiega l’immortalità di questi personaggi, oppure è una favola e allora sono tutti figli di quella buona donna che era Acca Larenzia, detta Lupa.http://blog.libero.it/Albatrhos/view.php

 

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tratto dal famoso romanzo:
”La storia che divenne una bella fiaba”
ed. Albatrho.s

sabato 21 gennaio 2012

Revival anni 50/60



La fidanzata d’Italia.
1954-MarisaBorroni
Così era soprannominata Marisa Borroni,
la “signorina buonasera” dei primi Tiggì.

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Avevo circa 18 anni allorquando, intrufolatomi fra gli allievi di una scuola di radiotecnica frequentata dall’amico Pier Giuseppe, avevo visitato la sede RAI di Milano.
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La sala di regia con una moltitudine di televisori, il dispositivo per mandare in onda l’intervallo con le pecore che pascolavano, il massiccio giradischi per le musiche, le enormi telecamere chiamate two-men-dolly, poiché erano piazzate su un carrello spinto a mano da un operatore, mentre l’altro, seduto su un sedile che poteva essere alzato insieme alla telecamera, riprendeva la scena obbedendo agli ordini del regista col quale era in contatto via filo. Poi c’era la “giraffa” e l’operatore, il giraffista, per non impallare il microfono con la telecamera, appendeva un pezzetto di fil di ferro sotto il microfono in modo che, quando lo vedeva spuntare nello schermo del televisore, sapeva di essere alla minima distanza da chi recitava, senza che fosse percepito dagli spettatori.

In un corridoio avevamo visto passare Marisa Borroni, e tutti eravamo accorsi per chiederle un autografo. Ma lei si era scusata con un sorriso adducendo come motivo che aveva premura di andare in scena.
Col mattatore Vittorio Gassman invece, che in quei giorni stava preparando  la recita dell’Adelchi, avevamo avuto più fortuna.
Televisione in bianco e nero, ma molto più bella, nei palinsesti, di quella odierna..Quanti personaggi e quanti avvenimenti in quegli anni! Li potete trovare illustrati, ancor meglio di quanto possa fare io, nel sito che appare cliccando il logo.

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/

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.Riccardo Paladini conduttore del telegiornale, il Colonnello Bernacca che con il suo “Che tempo fa” ci ha insegnato cosa fosse  un Anticiclone e dove fossero le Azzorre, l’indimenticabile Carosello, “Non è mai troppo tardi”, sul finire degli anni 50, del Maestro Manzi, “Sguardi sul Mondo” di Padre Mariano, “l’Amico degli Animali” di Angelo Lombardi.
.Rubriche che rappresentavano un momento di stacco dal lavoro per  tutti quanti, di ogni ceto sociale, avessero avuto la possibilità di guardarle.

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Aggiungi didascalia
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Questa è una piccola porzione di storia della Televisione Italiana.


Ed ora un avviso importante. 😀
Il 31 Gennaio scade il termine utile per il pagamento del canone RAI senza incorrere nella sovrattassa erariale.



mercoledì 10 novembre 2010

Carpe diem

Oggi ero a Milano per un appuntamento con uno dei miei “Ministri” (quello di Grazia e Giustizia) che ha il Gabinetto in Piazza Cinque Giornate. In realtà è un amico carissimo che fa l'avvocato. Ero solo, senza il mio Autista che mi fa anche da portaborse all'occorrenza, e quindi la borsa me la sono portata da solo. Ma, terminata la seduta nel suo Gabinetto, all'uscita pioveva. Fortunatamente avevo nella mia borsa un impermeabile color kaki e un cappellaccio impermeabile nero.
Squilla il telefonino: non e la mia segretaria, ma un'amica carissima che non abita nemmeno tanto lontana da me.
Soliti convenevoli... come stai... io sto bene e tu... anch’io...! Intanto che parlo, col cell in una mano, con l'altra cerco di togliere e indossare l'impermeabile e il cappellaccio. Chiacchierando, mi accorgo di aver sorpassato la fermata del tram e di essere quasi in vista del Palazzo di Giustizia. Mi fermo. Non tanto per il Palazzo di Giustizia che non è neppure bello se lo chiamano "il Palazzaccio", ma perché adesso piove a dirotto... e decido di entrare in un bar con la scusa di prendere un caffè. Puoi ben figurarti quanto sia difficile prendere un caffè con l'impermeabile, il cappellaccio, la borsa e il cell in mano. Perché la vera difficoltà era strappare la bustina dello zucchero, versarla nel caffè e mescolare. E tralascio di raccontarti le peripezie per pagare alla cassa: cavare di tasca il portafoglio, porgere la banconota, ritirare lo scontrino e il resto in monetine.
Chiacchierando e "Cantando sotto la pioggia" arrivo in Largo Augusto, percorro un tratto di Corso Europa e sbocco in Piazza San Babila che non è una santa donna, anche se può sembrare. Sempre chiacchierando, ma più che altro descrivendo, faccio una puntatina nella celeberrima Via Montenapoleone e quindi, ritornando sui miei passi, percorro l'intero Corso Vittorio Emanuele. La vista dell'abside del Duomo è sempre una grande emozione perché legata ad un sogno ricorrente. .
Un barbone, ma in realtà artista di strada, smesso di suonare il suo sassofono, si sta fumando tranquillamente una sigaretta. Mi avvicino e gli chiedo di suonare per la mia amica.
E quell'artista, con straordinaria maestria, le suona un brano tratto dal film... quello che fa...spetta, più o meno così...
"tà tarararaaaaa, tàtararara...tà tararara, ra raaaa!"
Al termine della sua esibizione, gli chiedo di salutarla e, nel prendere il mio telefonino mi domanda se è italiana. Forse quel "barbone" conosceva anche altre lingue. .
Si è formato un capannello di gente ammirata che lascia qualche monetina, e io ne approfitto per svignarmela. Più avanti mi fermo davanti ad una celebre gioielleria, descrivo alla mia amica tutti i gioielli esposti.
Quando descrivo un orologio di Cartier, tutto tempestato di diamanti, rubini e lapislazzuli, e le chiedo se lo accetterebbe in regalo, mi dice che le potrebbe andare bene; ma non c'è il prezzo. Allora decido di entrare e chiedere, tanto non mi costa nulla. Ma quando le comunico la miserabile cifra di 55.000 Euro, mi risponde che non le piace. «Grazie!» ribatto «tu si che sei un'amica!»
Poco più avanti, la vetrina di quello che era una volta il famoso bar Motta espone una gran dovizia di gelati multicolori e io posso descriverle i gusti sempre via cell.
“Quater pass” in Galleria Vittorio Emanuele giusto per ascoltare un pianista che, sotto la cupola centrale, sta eseguendo un brano da virtuoso, patrocinato da "Milano in musica" ma al momento degli applausi mi casca il cell, la borsa, l'impermeabile e il cappellaccio che nel frattempo avevo tolto. Potenza della musica!
Poco discosto, su uno stemma dell'ottagono, una giovane coppia giapponese sta schiacciando maldestramente le palle del toro, raffigurate nello stemma della città di Torino. Dicono che porti fortuna, e se a furia di schiacciarle sono ridotte cosi, vuoi che non le dia schiacciatina anch'io giusto per insegnar loro come si fa? Arrivo in Piazza della Scala e, ritornando sui miei passi, riascolto il pianista senza dimenticare di dare un'altra schiacciatina alle palle del Toro, così, per conto mio, tanto per gradire.
Sarebbe ora di riprendere il metrò per tornare a casa, ma sulla  Piazza Duomo una pattuglia di tre "Ghisa" - così sono chiamati affettuosamente i vigili di Milano - e tra i quali una giovane e bionda Ghisa in gonnella, si avanzano verso di me. Io tento di descrivere chi sono i "Ghisa" alla mia amica, ma lei non capisce! Non mi resta che farglielo spiegare da uno di loro.
...e questi, con spiccato accento napoletano la ragguaglia su tutto! Ma si sa: Milano è una metropoli cosmopolita!
Finalmente scendo nel metrò e in breve tempo arrivo al parcheggio della macchina. Butto dentro la borsa, butto dentro l'impermeabile e il cappellaccio e finalmente mi siedo. L'orecchio sembra cotto con le microonde. La voce quasi mi manca per il lungo chiacchierare, le scarpe fumano per la lunga camminata.
S_CARPE DIEM.... .
Ho passato un pomeriggio felice chiacchierando con la mia Gelsomina! Fischietto..."tà tarararaaaaa, tà tararara...tà tararara, ra raaaa!"
 
“Questo è un racconto che ho ritrovato nei meandri della memoria del computer e l'ho traslato nel tempo ai giorni nostri. Ma non è una storia come tante. E' una parte della mia storia, ed ha avuto anche un seguito. La mia amica potrebbe confermarlo”.

lunedì 9 novembre 2009

Il muro di Berlino (anniversario della caduta)

il 9 novembre 1989 cadeva il Muro di Berlino
che divideva la città da 28 anni.

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Questo avvenimento che aprì la strada alla riunificazione tedesca e che segnò la fine della Guerra Fredda e del regime totalitario sovietico, è di tale rilevanza che non posso neppure parlarne: non ne ho la competenza necessaria per farlo.

Storici e Scrittori lo hanno già fatto spargendo fiumi d'inchiostro ma, qualora lo si voglia, ognuno di noi, sfogliando le pagine del Web, può rendersi edotto.
Il giorno dopo questo storico avvenimento, a Berlino veniva organizzato il concerto The Wall (il muro) dei Pink Floyd.
Non conosco i Pink Floyd e le loro canzoni, ma questo breve filmato ha un qualcosa di angosciante.


Ma esiste una versione più casereccia, in italiano bergamascato:
"La Mürela" Remix del complesso musicale chiamato "Teste Sciroppate".



Il testo di entrambe le canzoni lo potete leggere cliccando qui
per tutto il resto è utile il we
b.
https://it.wikipedia.org/wiki/Muro_di_Berlino
https://it.wikipedia.org/wiki/The_Wall
https://it.wikipedia.org/wiki/Pink_Floyd