con traduttore made blog P.C.

Miei cari amici vicini e lontani buongiorno, ovunque voi siate!

mercoledì 28 giugno 2017

sul mio comodino (sto leggendo...)




Non è Poesia

http://www.mondadoristore.it/Non-e-poesia-maurizio-camagna/eai123000153148/?abtest=on&utm_expid=.BmANbClxReCbmwHUzAy4Ug.1&utm_referrer=http%3A%2F%2Fblog.libero.it%2Filcamagna%2F
Racconti scritti da  Maurizio Camagna  in un momento di
massima espressività morale.
Chi è ilCamagna:
"E' una satira efferrata al bell'attore fotogenico, affranto, compunto, pallido di cipria e di vizio, vuoto, senza orrore di se stesso,
Camagna il viveur, il danceur, l'uomo rovinato dalla guèr. Sempre ricercato: ricercato nel parlare, ricercato nel vestire, ricercato dalla Questura...
Il divo del variété, il fine dicitore, il cantante aristocratico, il tre ore di buonumore.
Il ridere, ridere, ridere!
Autore, interprete del suo repertorio, creatore..
."


(... creare significa mettere al mondo una cosa che prima non c'era...)
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http://www.mondadoristore.it/Non-e-poesia-maurizio-camagna/eai123000153148/?abtest=on&utm_expid=.BmANbClxReCbmwHUzAy4Ug.1&utm_referrer=http%3A%2F%2Fblog.libero.it%2Filcamagna%2F

Per le situazioni boccaccesche di vita vissute,
si consiglia la lettura ai soli adulti



sabato 6 agosto 2016

complimenti Comandante Davide



In italia opera una compagnia aerea  di trasporto merci con destinazione in varie parti del mondo.
E' la CARGOLUX_ITALIA che ha come hub principale l'aeroporto di Milano Malpensa. La sua flotta è composta di quattro Boeing 747-400F battezzati con i nomi di quattro località italiane: Monte Rosa,Tre Cime Di Lavaredo, Monviso, Monte Cervino.



Nel ventre di questi aerei entrano auto di lusso, macchinari, pezzi di ricambio, capi e tessuti di alta moda, materiale deperibile, animali (cavalli, etc.), apparecchiature elettroniche, merci pericolose, e perfino spedizioni fuori misura: elicotteri, componenti di aeromobili, parti di navi...

Se un aereo di questi potesse atterrare su un campo di calcio di misure standard, cioè di 105 x 68 m, un arbitro coscienzioso dovrebbe fischiare il fallo laterale. Alto quanto un palazzo di sei piani, è più largo della stessa pista su cui atterra e decolla. Lungo 70,66 mt, con un' apertura alare di 64,44 mt è alto 19,41 mt. La superficie alare, di 520 mq, potrebbe essere l'equivalente di cinque appartamenti e quando decolla può pesare anche 442 tonnellate ivi compresi 216.840 litri di carburante

►◄

Controlla la giacca della divisa - gli ha scritto un amico -  credo che 'stanotte si sia aggiunta una striscia dorata, che fa una grande differenza però... complimenti COMANDANTE...

Mi dava lezioni di volo su un piccolo Cessna 172. Ora il suo "ufficio" di lavoro sarà un po' più spazioso... e moderno.
Complimenti, Comandante DAVIDE



lunedì 12 ottobre 2015

La scoperta dell’america



bookIl 3 Agosto dell'anno 1492, sponsorizzato da Isabella regina di Spagna, partiva da Porto Palos una spedizione capeggiata da certo Colombo Cristoforo, genovese d'origine, alla scoperta dell'America.
Scopo della spedizione era, per Isabella di impinguare di oro le casse dello stato, per Colombo Cristoforo quello di dimostrare che la Terra era rotonda.
Dopo mesi di navigazione, fra immani perigli, la ciurma cominciò a soffrire di scorbuto e di astinenza. Più aumentava l'astinenza e più i marinai diventavano scorbutici.
E minacciarono l'ammutinamento.
Per paura di essere buttato in pasto ai pesci, Colombo Cristoforo si chiuse sotto coperta e non ne uscì se non quando una sera, dall'alto della coffa della nave, un marinaio gridò: "terraaa...terraaa".
Uscito che fu, Colombo spinse lontano lo sguardo e disse:
- «Sarà il nuovo mondo ragazzi, ma a me sembra di averlo già visto» -
Tutto questo accadeva il 12 ottobre 1942
Colombo tornò in Spagna con la nave carica di Pop-Corn, che era il cibo preferito dagli americano. Ma la Regina Isabella, che si aspettava ben altro, lo rispedì in America.
Però si tenne il Pop-Corn che andò a vendere nelle sale cinematografiche e negli stadi, guadagnandoci un sacco di soldi.
Dai successivi tre viaggi Colombo Cristoforo portò di tutto: dal cheving-gum ai dischi di Rock and Roll, dagli Hot-Dog agli hamburger, dalla Coca Cola ai Blu-yeans.
La regina d'Olanda, incazzatissima, lo buttò in prigione. Ma rivendette ugualmente tutto quanto il navigatore aveva riportato e divenne miliardaria.
►◄
Secondo gli studiosi, l'anno 1492 segna la fine del Medio Evo e l'inizio dell'Era Moderna.
►◄
Tratto dal romanzo:
"LA STORIA CHE DIVENNE UNA BELLA FIABA" di T.P.Th&0
Edizioni Albatrho.s

Pubblicità in barba a google.


Il romanzo, un best seller internazionale di grandebook2 successo, può essere richiesto direttamente all'Autore; prervio versamente dell'importo dovuto + spese postali.
Edizione limitata: affrettatevi.




domenica 23 agosto 2015

Eagles


Questo video, che già possedevo su cassetta a nastro, (ma siamo nella preistoria dei dispositivi audiovisivi) e che da poco ho ritrovato sul web, ha un valore affettivo per me.
Era stato la "ninna nanna" per il mio nipotino allorquando, alto quanto due soldi di cacio, e sloggiata mia moglie dal letto coniugale, veniva a dormire con me. Seguiva tutte le scene che in precedenza gli avevo spiegato e si entusiasmava, verso la fine, quando si riconosceva con un bambino ripreso tra il pubblico.
A quel punto gridava il suo nome e si addormentava col pollice della sinistra in bocca mentre col pollice della destra continuava a grattare l'unghia del mio pollice, rigorosamente fermo a mo' di "mi piace".
Per il lungo e ripetuto uso, il nastro di quella cassetta era diventato lungo a dismisura e inutilizzabile.
Il mio nipotino avrebbe potuto benissimo sostituire il Radar di Sorveglianza Secondario perché non gli sfuggiva nessun aereo che fosse passato in cielo, e me lo segnalava gridando "nonno... aereoooooo".
Casualmente avevo conosciuto il pilota solista di questa pattuglia acrobatica, e quando gli avevo raccontato dell'entusiasmo del mio nipotino, questi mi aveva risposto con un ghigno: - "Vedrà che fra qualche anno cambierà idea" -
... ed ha avuto ragione!

alpieagles
Recita la didascalia del video:
Una commovente esibizione sul Campo di Thiene, nell'autunno del 1990, chiude la storia delle Alpi Eagles; in questo video le splendide immagini di Katsuhiko Tokunaga, regalate a suo tempo dalla rivista VOLARE, fanno rivivere l'epopea di questi grandi Piloti.
… ma questo è un’altro discorso.


domenica 19 luglio 2015

Filastrocca per un ragazzo-nonno




Bianco e rosso come una mela, paffutello, occhi vivaci che ridevano, capelli biondi pettinati accuratamente sulla testolina con la riga da una parte. Un sorriso timido, trattenuto... quasi un mordersi le labbra mentre si rivolgeva alla mamma che lo teneva in braccio. Il ditino puntato verso di me perché la mamma capisse che un estraneo voleva prenderlo in braccio. Sapeva solo ciangottare.
Incoraggiato dalla sua mamma, mi aveva teso le braccine.
Che altro potevo fare se non metterlo a cavalcioni della mia gamba e farlo galoppare al ritmo di una filastrocca?


“Le ochette del pantano
vanno piano piano piano
tutte in fila come fanti
una dietro e l’altra avanti
una si pettina
l’altra balbetta
con voce bassa
la stessa parola
una sull’acqua
come una barchetta
fatta di un foglio
di libro di scuola”.



E rideva… rideva mostrando il suo sorriso sdentato. Poi era diventato rosso, quasi paonazzo come chi fa uno sforzo superiore alle proprie capacità.
Improvvisamente un pianto dirotto mentre tendeva le braccine alla sua mamma.
Che ridere... mi sono accorto di avere i pantaloni bagnati.

... e ancora una volta sono diventato ragazzo-nonno.
Tutto per una semplice filastrocca che ricordavo, complice il ritaglio della foto d'un anno fa.
.

venerdì 30 gennaio 2015

POST ITALIAN (filatelica) 31.01.2015




in occasione del SettantacinqueNario della fondazione Albatrho.s, POST ITALIAN, in collaborazione con EXPO’-2015, ha emesso una serie di francobolli commemorativi dei quali uno a colori e uno... fosforescente.

dentellato-1               click fosforescente
Prenotate qui la busta PRIMO GIORNO con annullo speciale 31.01.2015
EMISSIONE PRIMO GIORNO
e la CARTOLINA POSTALE.
CARTOLINA POSTALE
Sono anche disponibili i fogli da 20 francobolli per un valore di 1.500 anni cadauno.

FRANCO-FOGLIO-BOLLI-FOSFO
FRANCO-FOGLIO-BOLLI


















Affrettatevi: la serie è limitata.




giovedì 25 dicembre 2014

Viaggi e vacanze (suggerimenti)


Quando si parte per una vacanza esotica, è imperativo organizzarsi al meglio in modo da godersela.
È buona abitudine portarsi i prodotti giusti in modo da poterli utilizzare in diverse occasioni. La regola vale per l'abbigliamento, che deve essere adeguato al clima locale, ma anche per i medicinali e i prodotti cosmetici.
Pochi ma buoni.
Mai dimenticare, per esempio, un pacchetto di carta igienica umidificata (si compera anche on-line) un vero amico dell'ambiente perché si scioglie con l'acqua. Un vero e proprio jolly in caso di necessità.(*)
Se la vostra meta è l'Egitto e intendete raggiungere le piramidi a dorso di dromedario, chiedete alla vostra Agenzia di Viaggi se nel pacchetto è compreso il noleggio di un dromedario mattonato.

camelus_dromedarius_lateriziatus

Camelus Dromedarius Lateriziatus

– dal latino "Dromedario Camelide (della famiglia dei) Mattonato" - (vedi foto nel suo ambiente naturale) - è un camelide maschio, il cui conduttore, al momento dell'abbeverata, gli pesta le palle fra due mattoni.
Il
camelide, per la sorpresa, non potrà far altro che emettere un lunghissimo uuuuhhhhhhhhhhhhh aspirato che gli consentirà di immagazzinare una quantità maggiore di acqua a beneficio della autonomia di marcia.
[ fonte wikitheopedia ]      


domenica 21 settembre 2014

L’autostrada dei Laghi


Ricorre oggi il 90° anniversario della prima autostrada del mondo(1): l’Autostrada del Laghi, inaugurata a Lainate il 21 Settembre 1924.
Sul web, le notizie, relative all’avvenimento, sembrano fatte con lo stampino. Tutte uguali: i copia-incolla si sprecano.
Perciò, chi volesse approfondire l’argomento non ha che da seguire la freccia.
A-8
Le celebrazioni prevedono un corteo di auto e di motociclette d’epoca.
Già… motociclette storiche!
Avevo undici anni quando il mio papà vendette il Gilera 500 a favore di un Guzzino(2) per tema che riuscissi a metterlo in moto e andare a spasso, così come avevo fatto col “Guzzi due e mezzo” del Giovanni.
Col Guzzino invece andavo a spasso tranquillamente e per fare il figo, ma allora non si diceva figo – portavo il mio fratellino seduto sul serbatoio e andavo senza mani.

Eccolo, in questo video, il Guzzino: tale e quale il mio.
… che a tratti mi faceva vergognare come una biscia perché aveva il cambio delle marce sul serbatoio, l’acceleratore a levetta e non a manopola, e un manubrio di dimensioni ragguardevoli che, con quell’orribile sella, non permetteva di assumere una posizione aerodinamica da vero centauro per tagliare meglio l’aria.
Inoltre il mio papà insisteva a mantenere montati due parafanghi a protezione delle gambe dalle intemperie, cosi come faceva anche Giovannino Guareschi, il suo giornalista preferito.
E poi il suono del motore: un timbro… diciamo… un po’ da checca, ecco!
Però…

però se oggi l’avessi avuto avrei partecipato alle celebrazioni del 90° anniversario dell’Autostrada dei Laghi.
E da protagonista; perché anche se l’autostrada che percorrevo aveva un nome diverso, era fatta con lo stesso manto d’asfalto; perché quell’autostrada la percorrevo quando ancora il casellante alzava la sbarra per entrare a Lainate e c’era un solo ingresso;  quando lo svincolo di Fiorenza era presidiato qualche volta da un agente della Polizia Stradale pigramente appoggiato, in mezzo all’incrocio, alla sua motocicletta; e quando uscivo passando da un buco nella rete metallica che la fiancheggiava.

A quel tempo lavoravo a Brugherio col mio papà in un’azienda tessile, frequentavo il corso serale dell’Istituto Tecnico Hensemberger(3) di Monza, e tornavo a casa, dopo le lezioni del sabato, per ripartire il lunedì successivo.
E siccome ero solo al ritorno su quel rettifilo d’asfalto, il piacere di liberare tutti i 2 cavalli(4) al motore del Guzzino era incommensurabile.
Senza dimenticare di mettere un paio di litri di miscela nel serbatoio presso il distributore dove c’era quella bella ragazza di cui ero innamorato pazzo, ma lei non lo sapeva.

- “Miscela? Ma a che percentuale?” -
- “Non lo so: il tappo del serbatoio fungeva anche da misurino per l’olio che versavo da una bottiglietta messa dal mio papà nel vano porta-attrezzi perché diceva che si risparmiava!”
►◄
Oggi, partecipando alle celebrazioni, avrei messo olio di ricino nella miscela. Bruciando nel motore avrebbe sprigionato, lungo l'autostrada, quel profumo che sa tanto di Gran Premio…

►◄


sabato 5 aprile 2014

Cercando…


Cercando un Uovo di Pasqua… ho trovato un Tachione!

  • Rappresentazione grafica di un Tachione.
Dal momento che un tachione si muove più rapidamente della luce, non possiamo vederlo avvicinarsi. Dopo che ci ha superato, dovremmo vederne comparire due immagini, che si separano e allontanano in direzioni opposte. La linea nera è il fronte dell'onda d'urto della radiazione di Čerenkov, mostrata solo in un istante. Questo effetto di doppia immagine è più evidente per un osservatore che si trovi lungo il percorso di un oggetto più veloce della luce. L'immagine di destra è formata dalla luce spostata per effetto Doppler verso il blu che giunge all'osservatore posto al vertice dell'onda radiazione di Čerenkov; l'immagine di sinistra è formata dalla luce spostata per effetto Doppler verso il rosso che lascia l'oggetto dopo che questi ha superato l'osservatore.
Ogni ulteriore spiegazione è superflua.

  • Rappresentazione grafica di un Uovo di Pasqua per mezzo di un Tachione.
buon_tachione


Ogni ulteriore spiegazione è superflua.

albatrho.s-logo


martedì 4 marzo 2014

l’aquilone



L'AQUILONE.

C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d'antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole.


Son nate nella selva del convento
dei cappuccini, tra le morte foglie
che al ceppo delle quercie agita il vento.



Si respira una dolce aria che scioglie
le dure zolle, e visita le chiese
di campagna, ch'erbose hanno le soglie:



un'aria d'altro luogo e d'altro mese
e d'altra vita: un'aria celestina
che regga molte bianche ali sospese...




sì, gli aquiloni! È questa una mattina
che non c'è scuola. Siamo usciti a schiera
tra le siepi di rovo e d'albaspina.



Le siepi erano brulle, irte; ma c'era
d'autunno ancora qualche mazzo rosso
di bacche, e qualche fior di primavera


bianco; e sui rami nudi il pettirosso
saltava, e la lucertola il capino
mostrava tra le foglie aspre del fosso.





Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino
ventoso: ognuno manda da una balza
la sua cometa per il ciel turchino.





Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza,
risale, prende il vento; ecco pian piano
tra un lungo dei fanciulli urlo s'inalza.



S'inalza; e ruba il filo dalla mano,
come un fiore che fugga su lo stelo
esile, e vada a rifiorir lontano.




S'inalza; e i piedi trepidi e l'anelo
petto del bimbo e l'avida pupilla
e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.




Più su, più su: già come un punto brilla
lassù lassù... Ma ecco una ventata
di sbieco, ecco uno strillo alto... - Chi strilla?





Sono le voci della camerata
mia: le conosco tutte all'improvviso,
una dolce, una acuta, una velata...




A uno a uno tutti vi ravviso,
o miei compagni! e te, sì, che abbandoni
su l'omero il pallor muto del viso.






Sì: dissi sopra te l'orazïoni,
e piansi: eppur, felice te che al vento
non vedesti cader che gli aquiloni!




Tu eri tutto bianco, io mi rammento.
solo avevi del rosso nei ginocchi,
per quel nostro pregar sul pavimento.




Oh! te felice che chiudesti gli occhi
persuaso, stringendoti sul cuore
il più caro dei tuoi cari balocchi!






Oh! dolcemente, so ben io, si muore
la sua stringendo fanciullezza al petto,
come i candidi suoi pètali un fiore




ancora in boccia! O morto giovinetto,
anch'io presto verrò sotto le zolle
là dove dormi placido e soletto...






Meglio venirci ansante, roseo, molle
di sudor, come dopo una gioconda
corsa di gara per salire un colle!




Meglio venirci con la testa bionda,
che poi che fredda giacque sul guanciale,
ti pettinò co' bei capelli a onda

tua madre... adagio, per non farti male.
 



 
 

lunedì 10 febbraio 2014

Curiosity, il rover che esplora Marte

 

 

follow curiosity's descent to mars

Le fasi della discesa frenata sulla superficie di Marte

interactive page (NASA)


 

learn more about Curiosity  >                    

 

sabato 18 gennaio 2014

Elena Shumilova – una mamma fotografa


Se il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, riassumono l'arte della fotografia, queste meravigliose immagini di Elena Shumilova la dimostrano.  Esse vi trasporteranno in un mondo bellissimo che ruota attorno ai suoi due bimbi e a tutti gli animali della loro fattoria: cani, gatti, conigli, pulcini…

"Confido in gran parte nella mia intuizione quando scatto una foto. Prendo ispirazione principalmente dal desiderio di esprimere qualcosa che sento, anche se di solito non so dire esattamente di cosa si tratta."
.
bambini-elena-shumilova-1
.
Approfittando dei colori naturali dei paesaggi incantevoli e delle condizioni atmosferiche, l’artista russa realizza degli scatti che non vi lasceranno indifferenti. (fonte Darlin Magazine)

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venerdì 8 marzo 2013

Stealth_liner


È detto velivolo stealth (dall'inglese, "furtivo"), un aeroplano realizzato con tecnologie che lo rendono impercettibile (o meglio: scarsamente percettibile) ai radar o altri dispositivi di localizzazione (o persino alla vista).

L'invisibilità radar viene raggiunta tramite l'utilizzo di particolari geometrie al rivestimento dell'aeromobile con particolari vernici con la capacità di assorbire le onde elettromagnetiche.

L'invisibilità sonica e la minore visibilità all'infrarosso si avvale dell'utilizzo di motori con tecnologie più silenziose che producono meno calore e che refrigerano il flusso d'aria in uscita.

L'invisibilità al visibile è molto più complicata, ed è attualmente investigata in aeromobili sperimentali come il "Boeing Bird of Prey americano, di colore bianco, con proiettori di luce e telecamere che li rendono capaci di non essere rilevati anche di giorno (specialmente se in volo tra le nuvole).

La principale limitazione all'impiego di aerei stealth risiede nel costo: il Il Northrop Grumman B-2 Spirit, l'aereo dove sono meglio riunite tutte le tecnologie stealth, ha un costo unitario, al cambio attuale, di circa 1,01 miliardi di dollari, cosa che ne ha limitato la produzione a soli 21 esemplari. (fonte)

Quest’ultima considerazione è quella che impedisce di costruire aerei di linea Stealth, cioè invisibili.
Se così non fosse, ecco come si presenterebbe lo scenario al momento dell'imbarco su un Jet Liner Stealth
in un aeroporto qualsiasi:
… la solita calca per conquistare un posto vicino al finestrino.

Stealth-liner

plane4

lunedì 4 febbraio 2013

Il medico della mutua

 
“La mutua è una grande casa, alta e ben intonacata, con entrata principale e uscite secondarie. Davanti a questa grande casa il medico si sente meschino e smarrito. Una volta non c’era la mutua, e i medici di una volta se la passavano bene: quasi tutti diventavano ricchi, alcuni ricchissimi. Tutti facevano i loro soldi, c’erano clienti a volontà, lavoro sempre garantito. Un giovane medico non aveva bisogno di aspettare tanto, di fare una trafila burocratica, di scrivere domande, di armarsi di una decorosa pazienza: gli bastava aprire un ambulatorio e subito si faceva la sua affezionata clientela. Una laurea in medicina era una laurea come si deve.
Oggi purtroppo c’è la mutua: succhia il sangue di noi medici, dei mutuati e dei padroni, e lo trasforma in corridoi, uffici, ascensori, uscieri, dattilografe, impiegati, capi e dirigenti amministrativi, direttori sanitari, medici funzionari, infermieri, e così via. Tutta roba che è fatta apposta per tarpare le ali alla nostra libera professione.”

Così inizia il romanzo che “farà rabbrividire chiunque soffra anche soltanto di un raffreddore”

il_medico_della_mutua

A

ll'apertura dell'ambulatorio, Teresa è la mia prima paziente. Siamo soli, e dopo aver ispezionato che tutto sia a posto, e che il locale sembri proprio un ambulatorio, decidiamo di fare un mezzo amore sul lettino nuovo e ci diciamo che dovrebbe portar bene.
Improvvisamente Teresa si imbroncia.
« Perchè? Cos'hai?»
« Stupido, non lo capisci? Sono una donna, dopo tutto.»
« Piantala. Certo che sei una donna.»
« Giurami che non farai all'amore con nessun'altra su questo lettino.»
« Giuro!»

« Però chissà quante ne tasterai: e tastandole ti verrà voglia.»
« Un conto è avere una donna in condizioni normali, da uomo a donna, un conto è visitarla.»
 
     Ma se prima di visitarla sai già quale sciroppo le darai per la sua insufficienza epatica, e sai anche che l'insufficienza epatica è una fesseria che non guarisce mai, hai la testa sgombra da problemi diagnostici quando la vedi sdraiata sul lettino, le mutandine calate alla linea delle anche: non puoi non notare che ha un bel ventre, e alla base del ventre un magnifico pelo pubico. Con aria assorta decidi che oltre al reggicalze deve togliersi anche le mutandine, per una visita completa. Ora dal ventre in giù è nuda, e tiene le cosce strette. Risponde intanto con disinvoltura alle domande che le fai, quelle che ti vengono in mente in quel momento, tanto per avere un pretesto per continuare ad ammirarla e a palparla.
« Qui fa male?»
« No.»
« E qui?»
« No.»
« Qui?»
« Un poco, mi pare.»
« Qui, ho detto!»
« Si, si fa male. Riprovi ancora.»
« Ecco.»
« Mi fa proprio un po' male, dottore.»
     Decisamente è un bel ventre. Muovendo la mano per palparle i quadranti inferiori, in realtà lo accarezzi.
« Qua?»
« Delle volte mi fa male. »
« E adesso? »
« No, direi di no.»
     Non te ne frega niente, epperò sei coperto dall'ottima scusa che stai facendo una visita scrupolosa, una di quelle visite destinate di solito ai paganti.
Sai benissimo che l'intestino non funziona bene, che è piuttosto pigro, ma te lo fai ripetere: è sempre tempo guadagnato. Ascolti parlare la donna tenendole distrattamente una mano appoggiata sul ventre. Intanto ti vien voglia di farle aprire le cosce: devi escogitare un trucco, ma è facile. Basta che parli dell'esistenza di qualche ernia inguinale ignorata, o che ti preoccupi di accertare se vi sono eventuali adenopatie, e la inviti ad aprire le cosce. Lei mostra riluttanza, si fa rossa in faccia, ma vede il tuo atteggiamento di distacco professionale, pensa che in fondo non c'è niente di male ad aprire le cosce davanti ad un medico, davanti a un piacente medico, davanti a un uomo, davanti a un bel uomo, e si decide. Così puoi vederle il sesso, che in sé non è nulla di speciale, ma è eccitante perché appartiene a una bella donna: un attimo, e devi proseguire la visita. Fingi di cercare l'anello inguinale e fai dare alla paziente un colpo di tosse. Scuoti il capo, cerchi dall'altra parte. Un colpo di tosse: niente.
« No, ernie non ce ne sono.»
« Non me ne sono mai accorta.»
« Può esserci una punta d'ernia, a volte.»
     E' rimasta con le cosce semiaperte: ha acquistato la massima disinvoltura e aspetta cosa succederà ora. Sei ad un punto limite, davanti agli occhi ti scorre un fiume rosso e caldo. O lo attraversi subito o torni indietro.
Con uno sforzo pronunci appena: "Si rivesta pure."
    
Di malavoglia siedi alla scrivania e le prescrivi lo sciroppo per il fegato, mentre lei si riveste lentamente e in silenzio.

     Teresa finisce con l'ammettere la purezza delle mie intenzioni. Decidiamo di segnare una visita a carico della mutua.
Ci abbracciamo felici: possiamo fare all'amore e farcelo pagare, sia pure modestamente, dalla mutua. E' una piacevole trovata, anche eccitante.
« E deve ringraziarci che non segniamo neanche una medicina.» ride Teresa.

 

Questo brano, tratto dall’omonimo romanzo, è dedicato a chi non ha vissuto il tempo in cui i medici erano veramente medici. Ma anche medici che si contendevano i mutuati, e che piuttosto di perderne uno erano disposti ad ammazzarlo. Medici il cui sogno era di avere in cassaforte scatoloni pieni di libretti della mutua.

Da questo libro è stato tratto il più noto film con Alberto Sordi protagonista.

 

 


venerdì 25 gennaio 2013

Il raffreddore è una brutta bestia.


raffreddore
La scienza ha fatto progressi enormi. Pare ieri che commentavo col mio papà di un righello da scrivania  a cristalli liquidi che fungeva da termometrho illuminando il numeretto corrispondente alla temperatura ambiente, e già si leggeva sulla stampa che l’avvento dei cristalli liquidi avrebbe portato tante novità, quali ad esempio gli schermi dei televisori. Dei telefonini neppure si prevedeva l’avvento.
Eh si, da allora la scienza e la tecnologia hanno fatto progressi enormi. Oggi si comunica col mondo intero anche attraverso un telefonino. Col telefonino si scrive, si riceve e si spedisce una lettera. C’è addirittura chi, col telefonino, fa i post sul blog. Insomma, è come avere in tasca un “quasi umano”, direi un androide che lavora per noi. Basta saperlo manovrare. Piccole telecamere, manovrate da androidi, entrano nel corpo umano,  esplorano ogni parte, anche la più recondita e forniscono alla medicina ogni notizia utile per guarire le malattie.

Ma c’è una cosa che la scienza non è riuscita ancora a debellare: il raffreddore.
Il raffreddore è una brutta bestia che ti prende all’improvviso e non ti dà tregua, non ti permette di respirare, ti fa lacrimare gli occhi, ti fa starnutire, fa si che quando parli sembri un africano del bongo perchè non riesci a pronunciare tutte le consonanti, suscitando le risate del tuo interlocutore, ti impedisce di respirare se stai mangiando, e se non mangi non respiri più.
Ma come si cura il raffreddore? Col riposo, se possibile, e con l’uso di presidi farmaceutici che si comprano ovunque. Ma se non passa in pochi giorni, fedeli alle istruzioni dei bugiardelli, conviene andare dal medico.

E così, oggi sono andato dal medico il quale mi ha auscultato.
”Dica trentatré… ancora… (ero tentato di dirgli sessantasei)… respiri profondo… quante sigarette fuma… è un po’ intasato… ” – insomma, le solite cose. E poi si mette a scrivere le ricette: Antibiotico 2 capsule pro die, 15 gocce di questo insieme a 8 gocce di quest’altro come aerosol per una  settimana mattino e sera.
« Ma dottore, 15 più 8 gocce fanno 23 gocce. Non riesce neppure a pescare l’apparecchio dell’aerosol »
« Lo diluisca con una fialetta di fisiologico, arrivederci »

Vado in farmacia.
« Ecco servito: antibiotico, gocce per aerosol uno, gocce per aerosol due, liquido fisiologico. Desidera altro? Fanno 13,30… buonasera. »
A casa controllo lo scontrino.
7,40 il ticket pagato per l’antibiotico e per gli aerosol, e 5,90 per il liquido fisiologico.
Ma tutto lascia ben sperare perchè sulla scatola del liquido fisiologico, riccamente glitterata, spicca una bella scritta:

Lisorespiro
Igiene del naso
Soluzione fisiologica sterile ed isotonica ( 0,9% NaCl )
30 flaconcini 5 ml
Tenere fuori dalla portata dei bambini

Che bestia! (il raffreddore)
Ho comperato 150 cc di acqua contenente 1,35 grammi di sale da cucina, pari a 39,33 Euro al litro.
Che bestia! (il raffreddore)
Una volta veniva curato col latte caldo e un dito di grappa.




venerdì 28 dicembre 2012

Il cannone viaggia con la scorta armata

Eh si! Non avrei mai immaginato che un cannone avesse bisogno di una scorta armata. Eppure è così, da quello che si apprende in questo filmato al minuto 11:20 circa:



for entire concert click here

 .

Cent’anni prima che io nascessi, Niccolò Paganini, che si diceva avesse venduto l’anima al diavolo, saliva in Paradiso lasciando in dono a Genova, la sua città natale, uno dei suoi violini, soprannominato il Cannone per la sua straordinaria potenza sonora.

John Dilworth
, uno tra i più famosi liutai viventi del mondo, così descrive il Cannone (click if you like)



ma c’è di più:
(Press the button, please!)

 
“Per promuovere l'attività concertistica dei violinisti debuttanti, dal 1954 si svolge annualmente (dal 2002 solo negli anni pari) a Genova, nel mese di ottobre, presso il Teatro Carlo Felice, il Premio Paganini, giunto nel 2010 alla 53ª edizione. Il concorso, di notevole difficoltà (al punto che talvolta il primo premio non … “ >>> read more

Il 1 novembre 2008 a Palazzo Tursi (Genova) è stata consegnata la Cittadinanza Onoraria della città al Maestro Salvatore Accardo, che, primo italiano, cinquant'anni prima aveva vinto il Premio di Violino Paganini. Nel corso della cerimonia il Maestro Accardo ha suonato il Cannone, violino appartenuto a Niccolò Paganini, costruito nel 1743 dal liutaio Bartolomeo Giuseppe Guarneri detto "del Gesù".
Questa è la registrazione video dell'esecuzione da parte di Accardo del rondò La Campanella dal II° concerto in Si minor di Niccolò Paganini

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Beh… non ci crederete ma, spinto da furore musicale, ho suonato anch’io la campanella.
click_to_enlarge(click the lens to see my “campanella”)


come si addice a tutti i cannoni.

mercoledì 12 dicembre 2012

Un rinoceronte per amico

La storia è di quelle che lasciano a bocca aperta.

Jimmy and brothers

Per sua fortuna, un cucciolo di rinoceronte viene ritrovato accanto alla madre, abbattuta dai bracconieri nello Zimbabwe, da David Hulme, un fotografo naturalista.

Portato nella fattoria di Anne e Roger Whittal, proprietari di una riserva privata dedicata al recupero di animali selvaggi feriti, venne curato, coccolato e alla fine rimesso gradatamente nel suo habitat naturale. Ma il suo primo “imprinting” fu la presenza degli umani, ed in particolare di Anne.
Ecco così che Jimmy, ormai divenuto adulto, sente ogni tanto il richiamo ineluttabile di quella casa in cui è cresciuto e va a trovare i suoi fratelli umani, bussando alla finestra della cucina per richiamare l’attenzione di Anne.

Questa notizia, e la foto, ha trovato posto sulla prima pagina del Corriere della Sera, tra il grigiore di notizie ormai divenute abituali.
E l’articolista così conclude il racconto:

“Anche se ha il sapore di una favola, è una storia vera. E’ la straordinaria forza dell’imprinting che fa scaturire amore, allegria, attaccamento e nostalgia. L’unica cosa che non sapremo mai è cosa precisamente significhino quando parliamo d’un rinoceronte. Perchè queste parole le abbiamo create solo pensando, e riferendoci, a sentimenti umani”

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Che dire?
Anche a me piacerebbe avere un rinoceronte per amico che si accucci ai piedi del letto nelle fredde notti invernali ma ahimè, l’ascensore non ha la portata di due tonnellate. E poi, diciamoci la verità, se esco per una passeggiata con un rinoceronte al guinzaglio non basterebbe portare una paletta! Occorrerebbe una benna… e un autocarro.

 

altre foto? Ve le cerco io!  Ma le potrete trovare ovunque…

 


domenica 2 dicembre 2012

Storie di cani - Fulmine, detto Full - (1a parte)


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D
ue giorni prima che aprissero la caccia, Lampo morì. Era vecchio come il cucco e aveva il pieno diritto di essere stufo di fare il cane da caccia, un mestiere che gli dava una fatica straordinaria per la semplice ragione che non era il suo.
Don Camillo non poté fare altro che scavare una profonda buca nell’orto, vicino alla siepe di gaggia, buttarvi dentro la carcassa di Lampo, ricoprirla di terra e sospirare.     
     Per una quindicina di giorni don Camillo ebbe il magone, poi gli passò e una mattina, Dio sa come, si trovò in mezzo ai campi con la doppietta tra le mani.     
     Una quaglia si levò da un prato d’erba medica e don Camillo fece partire un doppietto. La quaglia continuò a volare tranquilla e don Camillo stava per urlare: «Cane vigliacco!», ma si ricordò che Lampo non c’era più e il magone gli tornò.     
     Girò come un maledetto in mezzo ai campi, lungo gli argini e sotto i filari di viti, sparò come una mitragliatrice ma non concluse un accidente.
Come si fa a combinare qualcosa senza un cane?     
     Gli era rimasta una cartuccia: una quaglia si levò in volo e don Camillo sparò quando l’uccello stava scavalcando una siepe. Non doveva averlo sbagliato: ma come fare per saperlo? Poteva essere caduto in mezzo alla siepe, o nell’erba del prato oltre la siepe. Come cercare un ago in un pagliaio. Meglio lasciar perdere.
     Don Camillo soffiò dentro le canne della doppietta e si guardava attorno per orizzontarsi e trovare la via di casa quando un fruscio gli fece volgere la testa.     
     Dalla siepe saltò fuori un cane che gli arrivò di corsa fin davanti e gli buttò ai piedi una grossa lepre che teneva tra i denti.

     - Vecchio mondo – esclamò don Camillo. – Questa è bella. Io sparo a una quaglia e questo qui mi porta una lepre.          
    Don Camillo raccolse la lepre e vide che era bagnata. Anche il cane era bagnato. Evidentemente veniva dall’altra riva e aveva attraversato a nuoto il fiume. Mise la lepre dentro il carniere e si avviò verso casa. E il cane dietro. Il cane lo seguì e, quando don Camillo entrò in canonica, si mise ad aspettarlo accucciato davanti alla porta.     
    Don Camillo non aveva mai visto un cane di quella razza. Era una gran bella bestia e doveva essere anche in gamba parecchio. Magari si trattava di uno di quei cani che hanno la carta con l’albero genealogico come i conti e i marchesi: comunque non aveva nessun documento di riconoscimento indosso. Portava un bel collare, ma sul collare non c’erano targhette con nomi o indirizzi.

     « Se non viene dall’altro mondo e se qualcuno lo ha perso, questo qualcuno salterà fuori» pensò don Camillo E fece entrare il cane.

     Poi la sera, prima di addormentarsi, pensò parecchio al cane, ma si mise l’animo in pace concludendo:
      « Domenica lo dirò in chiesa ».
     La mattina presto, quando si alzò per dire la Messa, don Camillo aveva dimenticato il cane: se lo ritrovò tra i piedi mentre stava per entrare in chiesa.

     - Fermati lì e aspetta"! – gli gridò don Camillo. E il cane si accucciò davanti alla porticina della sagrestia e, quando don Camillo Uscì, era ancora lì e gli fece festa. 
     Fecero colazione in compagnia e alla fine il cane, vedendo don Camillo prendere la doppietta che stava appoggiata in un angolo, per appenderla al solito chiodo, incominciò ad abbaiare, e correva verso la porta, poi rientrava per vedere se don Camillo lo seguiva e continuò tanto questa commedia che don Camillo dovette imbracciare la doppietta e avviarsi verso i campi.
     Era un cane straordinario, una di quelle bestie che impegnano moralmente il cacciatore, che lo inducono a pensare: «Qui se sbaglio il colpo faccio una figura da cane! ».
     Don Camillo si impegnò a fondo perché gli pareva di dover dare l’esame e, francamente, fu un cacciatore degno del cane.
Ritornando col carniere pieno, don Camillo prese una decisione:

      « Lo chiamerò Fulmine ».
     Poi in un secondo tempo, pensando che Fulmine è un nome che non finisce più, perfezionò la cosa:
      « Fulmine detto Full ».     
    Ora che aveva finito il suo lavoro, il cane stava prendendosi un po’ di vacanza rincorrendo le farfalle, lontano mezzo miglio, al margine di un enorme prato d’erba medica
      - Full! –urlò don Camillo.     
     Successe come se qualcuno, dall’altra parte del prato, avesse lanciato contro don Camillo un siluro: il cane patì a pancia a terra e si vedeva soltanto la scia che, fendendo il mare d’erba, la bestia lasciava dietro di sé.     
     Ed ecco Full con una spanna di lingua fuori, piantato davanti a don Camillo, in attesa di ordini.
-
     Bravo Full! – gli disse don Camillo. E il cane gli combinò tutt’intorno una tale sarabanda di salti, di guaiti e di abbaiamenti da indurre don Camillo a pensare:
     «Se questo non la smette, mi metto ad abbaiare anch’io!»
     Passarono due giorni e un dannato piccolo Satana che si era messo alle calcagna di don Camillo e che gli faceva lunghi discorsi tentatori, era quasi riuscito a convincerlo di dimenticarsi che, la domenica, doveva dire in chiesa del cane trovato quando, nel pomeriggio del terzo, tornando a casa col carniere pieno e con Full che funzionava da battistrada, don Camillo incontrò Peppone.
     Peppone era cupo: veniva anche lui dalla caccia, ma il suo carniere era vuoto.
     Peppone guardò Full, poi cavò di tasca un giornale e lo aperse.
- Curioso, – borbottò: – pare proprio il cane che cercano qui.
     Don Camillo prese il giornale e trovò subito quello che non avrebbe mai voluto trovare. Un tizio di città offriva una ricca mancia a chi gli avesse fatto ritrovare un cane da caccia così e così, smarrito il giorno tale, nel tal bosco lungo il fiume.
     - Bene – borbottò don Camillo – faccio a meno di dirlo in chiesa domenica. Lasciami il giornale Poi te lo rendo. -
     - Capisco, però è un peccato, – replicò Peppone. – In paese si dice che sia un cane straordinario. D’altra parte pare che sia la verità perché dei carnieri così, quando avevate Lampo, non ne avete mai portati a casa. Peccato davvero. Io, se fossi in voi…
     - Anch’io se fossi in te. – lo interruppe brusco don Camillo – Siccome però io sono in me, faccio il mio dovere di galantuomo e restituisco il cane al padrone legittimo.
     Arrivato in paese, don Camillo entrò di corsa all’ufficio postale e spedì un telegramma al tipo di città. E il dannatissimo Satana che stava studiando un bellissimo discorso da fare a don Camillo, perdette la partita. E ci rimase male perché aveva pensato che don Camillo avrebbe scritto una lettera al tipo di città: non aveva pensato al telegrafo.     
     Per scrivere una lettera ci vuole il suo tempo, quindici, venti minuti. E in quindici o venti minuti un Satanello in gamba riesce a capovolgere una situazione. Per buttar giù quattro parole di telegramma in un ufficio postale ci vogliono pochi secondi e anche un Satanasso grosso ha poco da fare.     
     Don Camillo tornò a casa con la coscienza a posto, ma con un magone grosso così. E sospirava ancora più forte di quando aveva seppellito Lampo.     
     Il tipo di città arrivò il giorno dopo su una “Aprilia”. Era tronfio e antipatico.
     - E’ qui il mio cane? – domandò.
     - Qui c’è un cane smarrito da qualcuno e trovato da me – precisò don Camillo. – Che sia vostro dovete dimostrarlo.
     Il tipo di città descrisse il cane dal principio alla fine.
     - Può bastare o devo descrivervi come sono fatte le sue budella? – concluse.
     - Può bastare, – rispose cupo don Camillo aprendo la porticina del sottoscala.
     Il cane era accucciato per terra e non si mosse.
     - Full – lo chiamò il tipo di città.
     - Si chiama così? – domandò don Camillo.
     - Si.
     - Stano, – osservò don Camillo.     
     Il cane non si era mosso e il tipo di città lo chiamò ancora:
     - Full.
     Il cane ringhiò e i suoi occhi erano cattivi.
     - Non pare sia vostro, – disse don Camillo.     
     Il tipo di città si chinò e, agguantato il cane per il collare, lo trascinò fuori dal sottoscala poi rovesciò il collare e, sotto, c’era una targhettina d’ottone che portava inciso alcune parole.
     - Legga reverendo. Qui c’è il mio indirizzo e il mio numero di telefono. Anche se il cane non pare mio, lo è.
     Il tipo di città indicò l’automobile a Full:
     - Su, monta! – ordinò.     
     E Full lentamente, con la testa bassa e con la coda fra le gambe, salì sulla macchina e si accucciò nel fondo.     
     Il tipo di città cavò di tasca un biglietto da cinquemila e lo porse a don Camillo:
     - Per il suo disturbo, – disse.
     - Per me non è un disturbo restituire la roba trovata al legittimo proprietario, – rispose don Camillo respingendo il denaro.
     Il tipo di città ringraziò don Camillo:
     - Le sono molto riconoscente, reverendo . E’ un cane che mi costa un sacco di quattrini. Razza purissima. Viene da una dei migliori canili inglesi. Io sono un po’ impulsivo: l’altro giorno mi ha fatto sbagliare una lepre e allora gli ho mollato una pedata. E’ un cane permaloso.
     - E’ un cane che ha una dignità professionale, – rispose don Camillo. – La lepre non l’avete sbagliata, tanto è vero che poi l’ha trovata  e l’ha portata a me.
     - Gli passerà, – ridacchiò il tipo di città risalendo in macchina.
     Don Camillo passò una nottata perfida e, la mattina seguente, quando uscì dalla chiesa dopo aver celebrato la Messa, era cupo. Pioveva a scrosci e tirava un vento maledetto, ma Full era lì.
     Infangato fino agli occhi e bagnato come uno straccio da pavimenti, Full era lì accucciato davanti alla porta della sacrestia e, quando vide don Camillo, combinò una cosa da finale dell’ultimo atto.
     Don Camillo rientrò in canonica con Full, e subito gli venne la malinconia.
     - C’è poco da illudersi, – disse sospirando al cane. – Oramai sa la strada e verrà a riprenderti.     
     Il cane guaì come se avesse capito. E si lasciò lavare e ripulire da don Camillo e poi si accucciò davanti al camino dove don Camillo aveva acceso una fascina perché Full si asciugasse.
     Il tipo di città ritornò lo stesso pomeriggio. Era arrabbiatissimo perché aveva dovuto inzaccherare la sua “Aprilia”.
     Non ci fu bisogno di spiegare niente: entrato in canonica, trovò Full accucciato davanti al camino spento.
     - Mi dispiace di darle altro disturbo, – disse il tipo di città. – Però vedrà che è l’ultima volta. Lo porterò in una mia villa che ho nel Varesotto. Da lì non scapperebbe neppure se fosse un piccione viaggiatore.
     Quando il tipo di città lo chiamò, Full ringhiò con cattiveria e stavolta non salì da solo sulla macchina, ma dovette cacciarvelo per forza il padrone. E quando fu su tentò di scappare. E quando fu chiusa la portiera incominciò a saltare sui sedili e ad abbaiare furiosamente.

* * *
continua
  
Qui si conclude la prima parte di “Fulmine, detto Full”.

E così come per i precedenti racconti, se volete sapere perchè scrivo di don Camillo, lo potete leggere qui, ma anche qui.