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venerdì 2 novembre 2012

La lucetta spenta




Cosa sia una valvola termoionica oggi è facile saperlo sfogliando le pagine del web, ma allora esisteva  tutta una letteratura specializzata che ne spiegava il funzionamento, le caratteristiche e le applicazione per le quali ogni valvola era adatta. La sua invenzione ha segnato un grande evento della storia e il primo a comprenderne l’importanza fu Guglielmo Marconi. Il primo calcolatore interamente elettronico, funzionava per merito di 17.468 valvole termoioniche.
Se la forma,  il colore,  la sensazione  tattile di  un oggetto   riporta a luoghi, a persone, a vicende della vita e se questi ricordi sono importanti, anche quell'oggetto diventa importante. Sul mio tavolo di lavoro, fa bella mostra di sè una valvola termoionica che si accende, emettendo una flebile luce ogni volta che accendo il computer.
 la_lucetta_spenta

E
rano nati sullo stesso ballatoio e a pochi giorni di distanza, ma insieme avevano frequentato l’asilo, le scuole elementari e si erano separati solo durante le scuole medie per poi ritrovarsi adolescenti e con una passione in comune: l’elettricità.
Ma se l’uno era affascinato dagli impianti e dalle centrali elettriche, dai motori, dai trasformatori, l’altro era affascinato dalla radiotecnica e già a quattordici anni era stato capace di costruire, in un scatola di plexiglass,  una radio portatile con l’antenna estraibile, e l’occhio magico per la sintonia fine: interamente funzionante con valvole termoioniche. E così come oggi costruiscono orologi col fondo trasparente per il piacere di vedere il meccanismo, anche quella radio aveva il suo fascino non tanto per la qualità della ricezione, quanto per le lucette che si vedevano solo al buio; il cuore pulsante di quella radio.


Un’altra cosa li accomunava: la passione per gli aeroplani. Ma lui aveva fatto ancora di più: si era arruolato nell’aeronautica. E quando tornava in licenza, vestendo una rutilante divisa d’aviere, gli mostrava con orgoglio il distintivo di specialista in radiotrasmissioni.
Smessa la divisa, si era sposato. Tre bellissime figlie, bionde come la mamma, e una passione in comune: la radio. Aveva ottenuto il permesso di costruire un’antenna sul tetto della casa che avrebbe potuto fare invidia a qualche emittente radiofonica odierna, tanto era alta. Nell’abbaino la plancia di comando. Semicircolare e con tanti bottoni e strumenti con lancette oscillanti, lo mettevano in comunicazione col mondo intero. Non vi era incomprensione di idiomi perché comunicava con le voci del codice Q, e in casa sua, quale antesignano delle attuali chat, il “baracchino”  del CB era sempre acceso e sempre gracchiante.



Non lo so se tutto questo sia stato la scintilla che lo avrebbe portato, in seguito, a girare per ben due volte il mondo intero.
Con disarmante naturalezza, mi raccontava come aveva trasformato un camioncino in camper e con quel mezzo era arrivato fino a Capo Nord: lui, sua moglie e le sue tre figlie.
Un solo desiderio gli era rimasto. Vedere la nascita di una nipotina e fare ancora un viaggio.
E il suo desiderio l’ha raggiunto perché di nipotine ne ha visto nascere due. Ma il suo viaggio è senza ritorno.

Oggi quella lucetta, è spenta.

(ricordo di un amico)

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1 commento:

  1. Mi spiace. Ma il tuo amico ha realizzato molti sogni. Ha vissuto una vita piena. Una vita per cui è valsa la pena. Ricordandolo lui sarà per sempre

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