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mercoledì 10 ottobre 2012

Uno sguardo spento e perso…

Q
uando la incontrai stentai a riconoscerla, era completamente diversa da quella che ricordavo. Frizzante, piena di vita e di speranze, pronta a cambiare il mondo, a conquistare vette, ad aprire le braccia e spiccare il volo. Ora, niente di lei ricordava chi avevo conosciuto. Stanca, smunta, demotivata, si trascinava appoggiandosi di tanto in tanto, con una spalla al muro, incapace quasi di stare in piedi senza cadere. Uno sguardo spento e perso, lontano chissà dove, e a tutta quella forza di un tempo aveva sostituito un'aria dimessa e mortificata.
Il sorriso; quello era lo stesso: dolce e malinconico, anzi, in questo caso triste.
La sua storia; come quella di tante altre donne che prima ancora di essere mortificate dal cancro, erano state mortificate dalla convinzione inculcatagli a dosi massicce, di non essere capaci di esistere e di vivere senza nessuno accanto, e per quello restano a capo chino, prive di ogni diritto e con il peso del solo dovere, verso la vita, verso l'uomo, verso Dio... e verso chi tende una mano e non ti lascia cadere.
Nei suoi occhi si leggeva solo la convinzione di farla finita ed un grande desiderio: quello di andare!
Fu l'acqua di un fiume che scorreva sotto un ponte, con lei c'erano i vecchi bambini di un tempo, quello in cui viveva felice l'abbraccio di mamma e aspettava il ritorno di un padre che l'avrebbe presa in braccio per farla volare... volare in alto.
Un attimo, fu solo un attimo... e riuscì a volare... a braccia aperte scivolò via senza guardare in basso, ma con lo sguardo rivolto al cielo.
“Ho voglia di vento, posando i miei passi su nuvole e vento, danzare per sempre perduta nel tempo, lontana… da abbracci perduti, da sogni falliti, da amori negati…”
La corsa nella notte verso il nosocomio, la luce blu intermittente, il suono delle sirene... lei era lontana, felice nel credere di avercela fatta, di essere libera... ma passata la notte, tornò tra le mura di quella casa che non era la sua, ma che  l'aveva vista bambina, e a chi la chiamava dandole il tormento, rispondeva... "sono a letto, ho un po' di febbre... comprerò il biglietto domani, e per domenica... sarò di ritorno a casa"
Come sempre e nuovamente prigioniera...


La cantilena è nell’anima di chi legge senza comprendere, incapace di capire e di provare qualunque sorta di coinvolgimento o emozione, succube della propria rabbia e della propria commiserazione.
Rima baciata e versi di poesia sono il tacere a chi non sa ascoltare, se non con le orecchie, l’invocazione di chi soffre e sono dedicati a chi ascolta con il cuore e commenta con l’anima.



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