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giovedì 28 giugno 2012

Angurie che passione.

Finiva la scuola ed era estate. Renato Guttuso - Fette di anguria - 1966 Olio su tela
Quelle belle estati presago di giochi e scampagnate in bicicletta per le stradine polverose che attraversavano campi di grano mietuto, di erba medica e di mais con le pannocchie ancora acerbe. Ma a noi non interessavano i covoni di fascine o le balle di paglia, né i carri che, pigramente trainati da buoi, li trasportavano. Interessavano di più i solchi che i carri lasciavano nelle stradine: due solchi nei quali si faceva a gara con chi avesse mantenuto dentro più a lungo le ruote della bicicletta. Chi perdeva pagava pegno: una fetta d’anguria.

 

Quando era estate, era importante sapere dov’erano ubicate le anguriere.
Un capanno di canne con un improbabile pergolato per fare ombra, quattro sedie sgangherate intorno ad un tavolino traballante. Un’asse i legno a mo’ di bancone e, dietro il bancone, un gran mastello ricolmo d’acqua e pezzi di ghiaccio per mantenere al fresco le angurie immerse.
Davanti, il campo delle angurie che ancora maturavano al sole.

Oggi le anguriere non esistono quasi più: la gente compera l’anguria al supermarket attratta talvolta dalla forma quadrata che i soliti giapponesi sono riusciti a darle. Ma tanti anni fa, l’anguriera era una fonte di guadagno per tanti contadini, talvolta fittavoli, che in tal modo compensavano un raccolto andato a male.
Anguriera difesa nottetempo, con la cartuccia nella doppietta a cani alzati, da quelli che andavano per rubare, ma anche a romperle per dispetto.

Ma l’anguriera era soprattutto un luogo di incontro per gli abitanti della zona che alla sera si riunivano alla luce di una lucerna a carburo intorno alla quale volavano mosche, zanzare e falene.
Poi c’erano quelli che l’anguria se la portavano a casa intera, e i più esperti sapevano riconoscere quanto fosse matura e zuccherina battendola con le nocche delle dita.

Per i meno esperti la soluzione era una sola: praticare il tassello.tasselloMa la clausola “soddisfatti o rimborsati” non c’era.

 

 


2 commenti:

  1. L'anguria mi fà ricordare mio padre...lui la chiamava pateca .Ai tempi passava l'omino con il camion e gridava "pateche pateche pateche"... la gente usciva di casa per mettersi in coda..una pesata, un tassello e via con l'anguria sotto il braccio.Rigorosamente la mangiavamo la sera dopo cena ...per me era sempre una festa...affondare i denti dentro quella fetta succosa e lavarsi praticamente il viso...trannere i semi in bocca e sputarli poi a mò di mitragliatrice per terra..

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  2. E meno male che li sputavi per terra. Ho conosciuto una persona che li ingoiava tutti quanti, :)

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