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venerdì 6 aprile 2012

Invito all’opera – Cavalleria Rusticana

 

 

"O Lola c'hai di latti la cammisa
Si bianca e russa comu la cirasa,
Quannu t'affaci fai la vucca a risa,
Biatu pi lu primu cu ti vasa!
Ntra la puorta tua lu sangu è spasu,
Ma nun me mpuorta si ce muoru accisu,
E si ce muoru e vaju'n paradisu
Si nun ce truovo a ttìa, mancu ce trasu."

 

L'ambiente di Cavalleria Rusticana è un paesino della Sicilia meridionale dove vige il senso della cavalleria. Cavalleria rusticana, cavalleria dove l'onore deve essere vendicato col sangue.
Il libretto dell'opera è tratto da una novella di Giovanni Verga.

E' il giorno di Pasqua.

Il prologo, che inizia dolcissimo per poi passare subito al racconto musicale, diventerà drammatico e sarà il motivo conduttore di tutta l'opera.
La serenata, ancora a scena chiusa, di Turiddu a Lola, moglie di compar Alfio.
"Beato chi ti da il primo bacio. Ma se morissi e andassi in paradiso, non ci rimarrei se non trovo anche te".
E poi, drammatico, riprende il motivo portante, quasi un alternarsi degli eventi, che si spegne lentamente per lasciare posto alle campane e alle voci del coro che annunciano la festa.

 
 

La scena aulica del coro delle donne e degli uomini che si radunano nella piazza e si preparano alla festa. Santuzza chiede alla madre di Turiddu notizie del figlio.
"E' andato per il vino a Francofonte", risponde.
Una madre che ha già intuito il dramma ma che non lascia intravedere il suo dolore.
Arriva compar Alfio, il marito di Lola. "Schiocca la frusta". La piazza si popola di gente festante.

 
 

Inizia il dramma. Preceduto dalla processione, un brano di straordinaria bellezza musicale, un inno al Signore Risorto.
Tutti entrano in chiesa e Santuzza si confida con mamma Lucia.

 
 

Continua il racconto di Santuzza.
"Andate, o mamma, ad implorare Iddio" chiede Santuzza, "Turiddu ritornerà, lo implorerò ancora perchè torni."

 
 

Turiddu cerca di nascondere con labili scuse il suo tradimento.
Da lontano arriva Lola che finge sorpresa vedendo Turiddu.

 
 

Fra toni accesi, continua lo scambio di accuse  fino a che Turiddu lascia Santuzza sui gradini della chiesa, sordo alle sue implorazioni. Santuzza medita la vendetta e rivela tutto a compar Alfio, il marito di Lola.

 
 

Intermezzo dell'opera che riprende, con le sue note il dramma ormai in atto.
Le arpe e i violini paiono sovrapporsi al suono dell'organo. La gente, in coro, esce festante dalla chiesa.
"Viva il vino spumeggiante". Turiddo invita i festanti a brindare.
E' il brano più conosciuto insieme all'intermezzo e all'Alleluia

 
 

Ma compar Alfio che rifiuta il brindisi. I due si sfidano a duello.
Turiddu morde l'orecchio all'avversario, quale solenne promessa di non mancare al patto.

 
 

L'addio alla madre. L'addio di un ebbro che prende coscienza della morte imminente. L'addio di colui che non vorrebbe staccarsi dalla realtà.
E a sua madre affida Santuzza.

 
 

 

Chi fosse indotto a credere che un'opera lirica sia da vecchi, prenderebbe un grosso abbaglio. Ho incontrato tanti giovani alle rappresentazioni operistiche. Giovani, come se ne incontrano in ogni luogo e in ogni paese, che hanno in comune il senso della bellezza di qualsiasi opera d'arte. Sia essa un quadro, una scultura, un monumento architettonico, un'opera letteraria. Ma ad essa bisogna accostarsi cercando di riconoscere le emozioni che suscita in ognuno di noi.
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Cavalleria Rusticana, l'opera in un solo atto di Pietro Mascagni, la piu famosa fra quelle che ha composto, appartiene ai miei ricordi giovanili e faceva parte della collezione di mio papà.
Dieci dischi e venti facciate a 78 giri, dieci puntine di lettura da cambiare. Non sapevo ancora leggere, ma da qualche particolare graffiatura dei dischi sapevo quale brano scegliere. Potrei fischiettarla tutta a memoria.


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