con traduttore made blog P.C.

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domenica 18 dicembre 2011

Non sono un eroe.

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Felice Musazzi - Storie grame di povercristIn principio, e prima di tutto, "era" il cortile. Eravamo diversi, allora. Le nascite, nelle nostre città anonime e tutte uguali, oggi sono annunciate da un fiocco sul portone. Uno sguardo distratto, e poi via. Nel vecchio cortile no, tutto esigeva la partecipazione di tutti. Al primo vagito, si precipitavano tutti sulla linghera, il padre tutto scarmigliato, la levatrice che annusava tabacco, la suocera che dava l'annuncio: «L'è 'na tusa, l'è 'n fieu, i'n dü». Non si era mai soli. Moriva qualcuno? Il lutto era di tutti. Una cosa impensabile oggi, che i funerali si fermano ai semafori. Quanto alle dispute e ai litigi, non c'era terreno più fertile che il cortile. Dall'amore alla politica, dalle piccole invidie alle baruffe del vicinato. Perchè una andava a stendere il bucato sul fil da fer de l'altra, oppure perchè gh'andava giò a guta in sül canarin...Felice Musazzi - Storie grame di povercrist
Non sono un eroe.Lavoravo, a quel tempo, in una raffineria quale addetto alle analisi chimiche. Era un lavoro a ciclo continuo e facevo anche i turni di notte.
Tornavo a casa, quella fredda mattina, con la mia Vespa 125 nuova fiammante. Sulla strada, un enorme rivolo di sangue denso e fumante scorreva verso il bordo.
Un motociclista era morto, schiacciato sotto le ruote di un autobotte. La mia preoccupazione era stata quella di evitare il rivolo di sangue. Un brivido (poteva capitare a me), un senso di rispetto verso quel sangue, la preoccupazione di sporcare la Vespa.
Non lo so.
Non sono un eroe.Era successo quasi davanti all'ingresso dell'ospedale locale.
Ogni giorno passo davanti all'ospedale e, se il semaforo mi ferma, ho modo di osservare le
persone che entrano o che escono. Volti allegri: forse una nascita, una guarigione. Volti tristi: l'annuncio di un cancro, di una morte.
Chissà se un giorno qualcuno, fermato dal semaforo, vedrà i miei cari uscire col volto triste! Non lo potrò mai sapere.
Una signora si sbracciava invocando l'intervento della polizia locale: un cane giaceva in mezzo alla strada, verosimilmente investito da un'auto.
Ma vaffanculo!
Non sono un eroe.Abbagliato dal sole, un automobilista aveva investito due sorelline che, imprudentemente, avevano attraversato col rosso. L'automobilista si era fermato poco più avanti inebetito per l'accaduto e incapace di fare qualcosa.
La cronaca aveva dato la notizia a grandi titoli. Il mio pensiero era andato a ciò che poteva aver provato l'investitore.
Alle vittime non avevo pensato!
Non sono un eroe.Sull'autostrada, alle porte di Milano, un camioncino sbanda vistosamente mentre una macchina, in fase di sorpasso, sopraggiunge. Il guidatore frena e vede il camioncino che si ferma malamente sulla corsia d'emergenza. Anche il guidatore si ferma poco più avanti, e a piedi ritorna indietro per vedere un uomo riverso sul volante. Confabula con un'altra persona che si è fermata. Questa persona salirà sul camioncino e lo guiderà fino alla vicina stazione di servizio: l'uomo, mortalmente pallido, appoggiato alla sua spalla. Poi se ne andrà per i fatti suoi. Manca un gettone telefonico per avvertire l'ambulanza, e l'addetto alla stazione di servizio ha il suo da fare.
Quando finalmente giungerà l'ambulanza, scoprirò che non sarebbe servito a niente il massaggio
cardiaco che avevo tentato di praticargli: l'uomo era già morto. E poi un massaggio cardiaco non si può praticare sul sedile di un camioncino: bisogna prima sdraiare la persona a terra, su una superficie rigida, e dargli un pugno sullo sterno fino a spezzarglielo.
Avevo avuto anche schifo, al pensiero di fargli la respirazione bocca a bocca.
Era già morto, ma non lo sapevo!
Non sono un eroe."E la nebia, che belèsa, la va giò per i pulmùn..." recita un'allegra canzone milanese! Ma quel giorno non è stata così allegra per quella donna urtata da un'automobile mentre si recava, col suo motorino, al lavoro. Probabilmente chi l'aveva urtata manco se n'era accorto. Ma era lì, in mezzo alla strada e aveva un nonsoché di strano con quel suo muovere le gambe a scatti: quasi fossero gli ultimi spasimi prima di morire. Giustamente, chi sopraggiungeva, la scansava. E continuava la sua strada per raggiungere il posto di lavoro. Lentamente: la nebbia si poteva tagliare col coltello.
Indossavo una casacca di panno pesante color grigio, come la nebbia, e cercavo di coprirla. "Eh eh.. oramai non c'è più niente da fare." aveva commentato un tizio che pietosamente si era fermato
anche lui.
«Prendi il triangolo e va incontro alle macchine che arrivano per segnalare l'incidente... somaro!»
Ho atteso l'ambulanza nello sgabuzzino di un distributore di benzina. La mia casacca porta ancora i
segni lasciati dal pavimento untuoso. Ma chissenefrega, ne compero un'altra e questa la metto per lavorare.
Non ho più saputo niente di quella donna.
Un somaro si è incazzato per aver abusato del suo nome!
Non sono un eroe.Se percorrendo la litoranea, che da Arma di Taggia porta a Sanremo, vedi una moltitudine di persone affacciate al muretto, ti vien voglia di fermarti per vedere cosa vi sia di tanto interessante.
Un uomo sta tentando di praticare la respirazione artificiale ad un bagnante. Un bambino, lì accanto,
piangente.
Lo gira, lo rivolta, gli muove le braccia, invoca aiuto dagli spettatori angosciati.
Ma non vedi che stai sbagliando tutto? Ma non sai che la respirazione artificiale non si pratica così?
Ma non hai mai letto come si fa?
Adesso scendo e ti faccio vedere io!
Ho avuto paura a scendere: temevo di far brutta figura, di non ricevere gli applausi del pubblico.
Non sono un eroe e non sono cavoli miei!
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3 commenti:

  1. Domenica 18...
    "Oggi" nella mia città è morto tragicamente Federico. Lo chiamo per nome anche se non era un mio amico perché lo conoscevano tutti. Disabile dall'età di sei anni a causi di un incidente (investito da un'auto) lo potevi incrociare zoppicante a qualunque ora del giorno pronto a chiedere una sigaretta se trovava un uomo o un bacio se trovava una donna (quanti schiaffi presi da chi non lo conosceva!).
    Domenica, con dinamiche tutte da chiarire, e caduto a terra finendo con testa sotto le ruote di un autobus.
    Tutte le persone presenti sono fuggite davanti alla scena atroce, solo uno ha avuto lo spirito di gridare, di farsi lanciare un telo per coprire (piangendo) il corpo di Federico.
    Non ci sono eroi.

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  2. Giorgio, non so come risponderti se non rimandandoti al racconto di apertura di questo post.
    Questi giorni, che precedono le feste di Natale, sono frenetici. Tutti corrono per arrivare non si sa dove.
    Il giorno di Natale tutti si scambieranno auguri, abbracci e baci, ma il giorno dopo...

    Il giorno dopo non azzardarti a fermarti se un pedone attraversa la strada. Investilo piuttosto, perchè altrimenti chi ti segue non ti risparmierà una strombazzata di clacson.

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  3. Già, non servono altre parole....

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