con traduttore made blog P.C.

Miei cari amici vicini e lontani buongiorno, ovunque voi siate!

venerdì 16 dicembre 2011

Il pauroso fa male a se stesso.

Il pauroso fa male a se stesso. Chi è vile danneggia gli altri.
Il pauroso trema davanti alle difficoltà, le ingigantisce. Anche quando inizia una nuova avventura, come fare un viaggio, fidanzarsi o comperare un appartamento, poi ci ripensa pieno di dubbi.
Il viaggio è forse troppo pericoloso, i genitori lasciati a casa si sentono soli, nel caso del fidanzamento non è più sicuro del proprio amore o di quello del suo amato. Allora trema, suda, decide di non partire, cerca rassicurazioni, disdice gli impegni.
Un poverino che fa male a se stesso.
Il vile, invece, è un pauroso pieno di dubbi che, nel suo decidere prima una cosa e poi il suo contrario, produce un danno a quelli che contavano su di lui e si fidavano della sua parola.
In guerra, quello che trema e dice «non me la sento» suscita disprezzo.
Ma è ben più grave il caso di che si offre volontario, si fa affidare una azione delicata, ottiene la fiducia dei compagni che contano sul suo coraggio e poi, quando l'azione bellica è in corso, viene preso dalla paura, si ferma, si nasconde e, per colpa sua, essi vengono massacrati.
Costui non è un pauroso, è un vile.

Ho fatto un esempio bellico, ma voi sapete che queste cose avvengono nella vita comune.
Un amico ha preso un accordo con voi per costruire una società. Dapprima è entusiasta, facilone, ma quando voi vi siete già esposti, quando avete già fatto dei debiti, preso dai dubbi scappa, sparisce.
Oppure voi lasciate il vostro lavoro perchè un tale ve ne ha promesso uno migliore. Dice che ha tutti in pugno, che non ci sono problemi. Poi venite a scoprire che alla riunione decisiva non ha nemmeno proposto il vostro nome perchè temeva di esporsi troppo.
Di nuovo un vile.
 

Soprattutto gli innovatori sono esposti a questo pericolo.
Quando Lawrence ha scritto “L'amante di Lady Chatterley” i suoi amici apprezzavano il libro, lo consideravano un capolavoro, ma sono stati molto pochi quelli che lo hanno difeso.
E lo stesso è successo a Nabokow quando ha scritto “Lolita”.

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Quanta poca gente ha il coraggio di dire, di scrivere ciò che crede e ciò che pensa!
Lo fanno in privato, ma in pubblico hanno paura delle obiezioni, delle condanne, delle critiche...
E quanta gente non ha il coraggio di mantenere la parola data!
Di solito lo fa per opportunismo: appena vede un pericolo oppure un vantaggio cambia idea.
Ma c'è anche chi non è capace di mantenere la promessa perchè è moralmente debole.
Perchè è un vile!
Quello che ho scritto, l'ho copiato da un articolo apparso due anni fa sul Corriere della Sera, ad opera di Francesco Alberoni, che non è il mio scrittore preferito e del quale non ho nessun libro nella mia biblioteca.
Non sono uso copiare dai giornali perchè, se lo facessi, l'editoria andrebbe in crisi. Tutti verrebbero da me a leggere la notizia del giorno dopo lasciando commenti del tipo «sono d'accordo in toto con te» dimostrando, in tal modo, di non aver capito niente.
E, conseguentemente, non ho neppure bisogno degli applausi.
 

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