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mercoledì 10 novembre 2010

Carpe diem

Oggi ero a Milano per un appuntamento con uno dei miei “Ministri” (quello di Grazia e Giustizia) che ha il Gabinetto in Piazza Cinque Giornate. In realtà è un amico carissimo che fa l'avvocato. Ero solo, senza il mio Autista che mi fa anche da portaborse all'occorrenza, e quindi la borsa me la sono portata da solo. Ma, terminata la seduta nel suo Gabinetto, all'uscita pioveva. Fortunatamente avevo nella mia borsa un impermeabile color kaki e un cappellaccio impermeabile nero.
Squilla il telefonino: non e la mia segretaria, ma un'amica carissima che non abita nemmeno tanto lontana da me.
Soliti convenevoli... come stai... io sto bene e tu... anch’io...! Intanto che parlo, col cell in una mano, con l'altra cerco di togliere e indossare l'impermeabile e il cappellaccio. Chiacchierando, mi accorgo di aver sorpassato la fermata del tram e di essere quasi in vista del Palazzo di Giustizia. Mi fermo. Non tanto per il Palazzo di Giustizia che non è neppure bello se lo chiamano "il Palazzaccio", ma perché adesso piove a dirotto... e decido di entrare in un bar con la scusa di prendere un caffè. Puoi ben figurarti quanto sia difficile prendere un caffè con l'impermeabile, il cappellaccio, la borsa e il cell in mano. Perché la vera difficoltà era strappare la bustina dello zucchero, versarla nel caffè e mescolare. E tralascio di raccontarti le peripezie per pagare alla cassa: cavare di tasca il portafoglio, porgere la banconota, ritirare lo scontrino e il resto in monetine.
Chiacchierando e "Cantando sotto la pioggia" arrivo in Largo Augusto, percorro un tratto di Corso Europa e sbocco in Piazza San Babila che non è una santa donna, anche se può sembrare. Sempre chiacchierando, ma più che altro descrivendo, faccio una puntatina nella celeberrima Via Montenapoleone e quindi, ritornando sui miei passi, percorro l'intero Corso Vittorio Emanuele. La vista dell'abside del Duomo è sempre una grande emozione perché legata ad un sogno ricorrente. .
Un barbone, ma in realtà artista di strada, smesso di suonare il suo sassofono, si sta fumando tranquillamente una sigaretta. Mi avvicino e gli chiedo di suonare per la mia amica.
E quell'artista, con straordinaria maestria, le suona un brano tratto dal film... quello che fa...spetta, più o meno così...
"tà tarararaaaaa, tàtararara...tà tararara, ra raaaa!"
Al termine della sua esibizione, gli chiedo di salutarla e, nel prendere il mio telefonino mi domanda se è italiana. Forse quel "barbone" conosceva anche altre lingue. .
Si è formato un capannello di gente ammirata che lascia qualche monetina, e io ne approfitto per svignarmela. Più avanti mi fermo davanti ad una celebre gioielleria, descrivo alla mia amica tutti i gioielli esposti.
Quando descrivo un orologio di Cartier, tutto tempestato di diamanti, rubini e lapislazzuli, e le chiedo se lo accetterebbe in regalo, mi dice che le potrebbe andare bene; ma non c'è il prezzo. Allora decido di entrare e chiedere, tanto non mi costa nulla. Ma quando le comunico la miserabile cifra di 55.000 Euro, mi risponde che non le piace. «Grazie!» ribatto «tu si che sei un'amica!»
Poco più avanti, la vetrina di quello che era una volta il famoso bar Motta espone una gran dovizia di gelati multicolori e io posso descriverle i gusti sempre via cell.
“Quater pass” in Galleria Vittorio Emanuele giusto per ascoltare un pianista che, sotto la cupola centrale, sta eseguendo un brano da virtuoso, patrocinato da "Milano in musica" ma al momento degli applausi mi casca il cell, la borsa, l'impermeabile e il cappellaccio che nel frattempo avevo tolto. Potenza della musica!
Poco discosto, su uno stemma dell'ottagono, una giovane coppia giapponese sta schiacciando maldestramente le palle del toro, raffigurate nello stemma della città di Torino. Dicono che porti fortuna, e se a furia di schiacciarle sono ridotte cosi, vuoi che non le dia schiacciatina anch'io giusto per insegnar loro come si fa? Arrivo in Piazza della Scala e, ritornando sui miei passi, riascolto il pianista senza dimenticare di dare un'altra schiacciatina alle palle del Toro, così, per conto mio, tanto per gradire.
Sarebbe ora di riprendere il metrò per tornare a casa, ma sulla  Piazza Duomo una pattuglia di tre "Ghisa" - così sono chiamati affettuosamente i vigili di Milano - e tra i quali una giovane e bionda Ghisa in gonnella, si avanzano verso di me. Io tento di descrivere chi sono i "Ghisa" alla mia amica, ma lei non capisce! Non mi resta che farglielo spiegare da uno di loro.
...e questi, con spiccato accento napoletano la ragguaglia su tutto! Ma si sa: Milano è una metropoli cosmopolita!
Finalmente scendo nel metrò e in breve tempo arrivo al parcheggio della macchina. Butto dentro la borsa, butto dentro l'impermeabile e il cappellaccio e finalmente mi siedo. L'orecchio sembra cotto con le microonde. La voce quasi mi manca per il lungo chiacchierare, le scarpe fumano per la lunga camminata.
S_CARPE DIEM.... .
Ho passato un pomeriggio felice chiacchierando con la mia Gelsomina! Fischietto..."tà tarararaaaaa, tà tararara...tà tararara, ra raaaa!"
 
“Questo è un racconto che ho ritrovato nei meandri della memoria del computer e l'ho traslato nel tempo ai giorni nostri. Ma non è una storia come tante. E' una parte della mia storia, ed ha avuto anche un seguito. La mia amica potrebbe confermarlo”.

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