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venerdì 12 giugno 2009

Ti voglio bene... così, semplicemente!


Io non so quale sia il significato di Metropolitana, ne quale sia la sua etimologia, ma quando prendo la metropolitana come mezzo di trasporto, è come se scendessi nella tana della città.
La parola "tana" evoca luoghi oscuri, luoghi dove l'entrare è pericoloso, dove si entra sempre guardinghi per paura di trovare sempre qualcosa di spiacevole. Non si dice forse "la tana del lupo", "la tana del mafioso", "la tana dei banditi"?
Insomma, la tana non è una cosa che mi attira!

Ma sentite quel che è accaduto di fresco a me che, dovendo andare a Milano per degli impegni, ho parcheggiato la macchina in periferia e ho preso la metropolitana.
Obliterato il biglietto, una corsetta giù per le scale perchè il treno era già arrivato, giusto il tempo di sedermi e il treno riprendeva la sua corsa verso il cuore della città.
Avevo con me, oltre alla cartella dei documenti, anche la macchina fotografica perchè, sbrigati gli impegni, sarei salito sul Duomo per fotofrafare dall'alto le Prealpi Lombarde che, per una fortunata condizione metereologica parevavano così vicine da poterle toccare con mano.

C'era poca gente su quel treno e di fronte a me sedeva una giovane coppia.
Lui un bel ragazzo, (direi sui trent'anni o forse meno) sobriamente vestito come veste qualsiasi persona della sua età; un viso pulito e capelli ricci ma cortissimi.
Lei una ragazza qualunque, ne bella ne brutta, ma con capelli nerissimi raccolti dietro la nuca e legati da un semplice elastico.
Aveva la carnagione scura e gli occhi leggermente a mandorla tale
da lasciar trasparire le sue origini orientali.
Vestiva una maglietta aderente con sopra un golfino slacciato tal che lasciava trasparire la forma del suo seno ben proporzionato.
Anche lei vestiva un paio di normalissimi jeans.
Due ragazzi normali insomma!

Ma la cosa che da subito mi aveva colpito, era il modo in cui loro sedevano di fronte a me.
Lui aveva le gambe accavallate e teneva un libro sulle ginocchia, lei, invece, stava così come si sta su un divano quando, accanto ad una persona, si appoggia il gomito sulla spalliera e la mano sulla guancia per leggere lo stesso libro della persona che sta accanto; le ginocchia sul sedile trattenute dall'altra mano.

Dal movimento delle loro labbra riuscivo ad intuire che lui leggeva qualcosa che lei ripeteva, ma non capivo ne cosa leggesse ne cosa ripetesse: il frastuono del treno e lo stridio delle ruote me l'impediva.

Solo ad un certo punto ho capito: ed è stato nel momento in cui, avendo alzato il libro, ho potuto leggere il titolo.

E il titolo recitava "Corso di Italiano"
Ecco, stava insegnando l'italiano a lei.

E quando lui, dopo averla guardata in viso, le ha fatto cenno di leggere e ripetere una frase, ho potuto indovinare le parole dalle sue labbra.
”Ti vo gli o be ne”
Si sono guardati in viso: entrambi avevano un sorriso scintillante... e si sono sfiorati le labbra.
... così, semplicemente!
Avrei voluto fotografarli, ma non potevo perchè lo scatto del flash avrebbe attirato la loro attenzione.
Però ho fatto loro i miei complimenti perchè nella loro semplicità erano belli.

E quando ho chiesto loro di poterli fotografare, mi hanno sorriso e ringraziato, ma subito dopo lui ha aggiunto:
“Scendiamo alla prossima”

E non avrebbe avuto senso fotografarli poichè non sarei più riuscito a cogliere quell'attimo di dolcezza.

... così, semplicemente.
(prenderò ancora la metropolitana: incomincia a piacermi)


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